L’Abbazia di Piobbico

Purtroppo l’Abbazia di Piobbico è stata gravemente danneggiata dal sisma del 2016 e al momento non è visitabile.

Nel 2020 l’Associazione Tamburini del Serafino in collaborazione con il Centro Studi Sarnanesi, con il contributo del MIBACT e il patrocinio del Comune di Sarnano, ha creato approfonditi materiali testuali e raccolto un’ampia documentazione fotografica per permettere di godere delle bellezze di questa suggestiva abbazia, seppure in modo virtuale.

Grazie a
Maria Franca Ghiandoni, Alessandra Mazzetti, Flavia Ionni, Aurora Capomasi, Giorgia Sebastianelli, Stefano Sebastianelli, Don Marcello Squarcia

Fotografie
Stefano Ciocchetti, Maurizio Ludovici, Archivio fotografico Arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche

Bibliografia
Pagnani G., Storia di Sarnano 2: l’Abbadia di Piobbico, Mierma, 1995

L’Abbazia di Santa Maria, o San Biagio, originariamente nota come Santa Maria inter rivora (tra i torrenti), sorge isolata in un lembo di terra pianeggiante, lambito dal fiume Tennacola e da un piccolo torrente che scorre ai piedi delle case di Piobbico.

La nascita dell’Abbazia avviene grazie a una donazione del Conte Mainardo, possessore di questi territori all’inizio del Mille, a tre chierici, Giovanni, Lupo e Romano. A ricordarci l’anno della fondazione, e l’adesione alla Regola di San Benedetto, è un notaio sarnanese, Melchiorre Ciaccia, che, nel ‘500, in un atto annota: 1030 abbatie publicae fuit fondata.

La consacrazione della chiesa avviene il 18 luglio 1059, ad opera del Vescovo di Camerino Ugo.

All’inizio del XII secolo, il Monastero, grazie a molteplici e ricche donazioni, possiede chiese e terre a Sarnano, San Ginesio, Mogliano, Loro Piceno e Montolmo, l’odierna Corridonia.

Dal XIII secolo, le istituzioni monastiche cominciano a perdere la loro autorità a favore dei nascenti comuni; è così che i monaci dell’Abbazia di Piobbico, cedendo territori e uomini a Sarnano, ottengono lo spazio per fondare quella che oggi è la chiesa di Santa Maria di Piazza Alta, che per lungo tempo è stata conosciuta come Santa Maria intra moenia (dentro le mura).

Il progressivo trasferimento dei monaci nella chiesa cittadina conduce alla decadenza dell’Abbazia, che alla fine del Quattrocento ha già cambiato la sua originaria intitolazione in quella di San Biagio.

Alla fine del XVI secolo, il papa marchigiano Sisto V emana due bolle che sopprimono l’istituzione monastica e ne attribuiscono la proprietà al Capitolo di Montalto.

Abbazia di Piobbico Sarnano - Foto di Maurizio Ludovici

L’architettura

È probabile che, dove sorge l’Abbazia, in epoca preromana, ci fosse un luogo di culto dedicato alla dea Feronia, dea Italica delle acque e della fertilità.

La chiesa, oggi, presenta impianto est-ovest con abside rettangolare orientata, il presbiterio rialzato sopra la cripta tripartita con due file di quattro colonne e semicolonne addossate alle pareti. Ci appare, però, molto diversa da come è stata progettata in origine.

Dobbiamo pensare ad un edificio a tre navate, con transetto e presbiterio a terminazione piatta coperti da volte spingenti, al quale era connesso un monastero, organizzato per lo più intorno a un chiostro solo, composto da sala capitolare, cucina, refettorio, magazzini, al piano terra, e dormitori, biblioteche, scriptorium e quant’altro al piano superiore; da qui, si accedeva alla chiesa mediante un’apposita scala.

L’altezza della struttura doveva essere molto più elevata rispetto a quella attuale: questo lo possiamo evincere dalla larghezza della navata centrale, che risulta sproporzionata rispetto all’altezza della chiesa. L’intera costruzione è edificata con scaglia rossa, una pietra calcarea presente nella zona, alla quale, in rimaneggiamenti successivi, si aggiunge il mattone.

Nello stipite della porta d’ingresso troviamo scritto MI 17 AD K D APRILE (1117 alle calende di aprile), che probabilmente si riferisce all’anno del rimaneggiamento della facciata: la chiesa, infatti, oltre ad essere ridotta in profondità di 5 m, viene privata probabilmente del nartece (spazio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa, e ha la funzione di un corto atrio, largo quanto la chiesa stessa).

L’architettura

È probabile che, dove sorge l’Abbazia, in epoca preromana, ci fosse un luogo di culto dedicato alla dea Feronia, dea Italica delle acque e della fertilità.

La chiesa, oggi, presenta impianto est-ovest con abside rettangolare orientata, il presbiterio rialzato sopra la cripta tripartita con due file di quattro colonne e semicolonne addossate alle pareti. Ci appare, però, molto diversa da come è stata progettata in origine.

Dobbiamo pensare ad un edificio a tre navate, con transetto e presbiterio a terminazione piatta coperti da volte spingenti, al quale era connesso un monastero, organizzato per lo più intorno a un chiostro solo, composto da sala capitolare, cucina, refettorio, magazzini, al piano terra, e dormitori, biblioteche, scriptorium e quant’altro al piano superiore; da qui, si accedeva alla chiesa mediante un’apposita scala.

L’altezza della struttura doveva essere molto più elevata rispetto a quella attuale: questo lo possiamo evincere dalla larghezza della navata centrale, che risulta sproporzionata rispetto all’altezza della chiesa. L’intera costruzione è edificata con scaglia rossa, una pietra calcarea presente nella zona, alla quale, in rimaneggiamenti successivi, si aggiunge il mattone.

Nello stipite della porta d’ingresso troviamo scritto MI 17 AD K D APRILE (1117 alle calende di aprile), che probabilmente si riferisce all’anno del rimaneggiamento della facciata: la chiesa, infatti, oltre ad essere ridotta in profondità di 5 m, viene privata probabilmente del nartece (spazio posto fra le navate e la facciata principale della chiesa, e ha la funzione di un corto atrio, largo quanto la chiesa stessa).

Gli affreschi

Nel 1464, un pellegrino ascolano, passando da Piobbico per andare ad Assisi ad deviotionem suam, lascia la sua firma sull’affresco della Madonna in trono con Bambino, sulla parete destra della navata centrale.

Possiamo solo immaginare lo spettacolo che il viandante si trova di fronte entrando nell’Abbazia piena di nuovi affreschi che ci sono pervenuti, purtroppo, solo parzialmente.

Tra questi è individuabile un ciclo denominato Il Vangelo dell’infanzia, posizionato, sempre nella navata di destra, di fianco alla porta che conduce alla cripta, formato da tre episodi: l’Annunciazione, la Natività e l’Adorazione dei Magi.

Nonostante alcune lacune, essi sono facilmente leggibili e mantengono inalterato lo spirito popolare, ma suggestivo, proprio di quell’arte appenninica tardo quattrocentesca che si nutre della vivace attività della scuola camerte e delle influenze della pittura umbra e padovana. Questo ciclo è stato attribuito ad un anonimo pittore chiamato Maestro di Piobbico, forse un monaco, che è riuscito ad assorbire le energie e la varietà artistica che caratterizza questa zona in quegli anni.

L’unica notizia certa che abbiamo su di lui è che opera all’interno dell’Abbazia nel periodo che va dal 1456, anno in cui firma la tomba dell’abate Agostino, al 1464. Al Maestro sono stati attribuiti anche due affreschi sopra gli altari del presbiterio e la deliziosa decorazione dell’arcosolio nella parte destra della navata.

Oltre al Maestro di Piobbico, altri artisti si occupano della decorazione delle pareti dell’Abbazia.

Nel presbiterio, nella zona absidale e all’inizio della navata si possono notare affreschi raffiguranti santi ed episodi cristologici, attribuiti a numerosi pittori gravitanti sull’asse camerte-folignate della seconda metà del Quattrocento e dei primi decenni del Cinquecento.

L’immagine che deve mostrarsi, quindi, ai pellegrini e ai fedeli nel XVI secolo è, probabilmente, quella di un interno totalmente decorato e, nonostante non sappiamo se alla base ci sia un progetto iconologico preciso ed unitario da parte della committenza benedettina, ancora oggi, guardando le pareti affrescate, si può notare come l’insieme dell’apparato pittorico risulti armonioso e coerente con l’arte e le influenze di quegli anni.

Prima e dopo il sisma

Purtroppo l’Abbazia di Piobbico ha subito gravi danni durante il sisma del 2016 e l’interno non è più visitabile. 

Abbazia di Piobbico Sarnano - Foto di Maurizio Ludovici

L’altro monastero al di là del fiume: l’Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio

 

L’Abbazia di Piobbico ha svolto, nel corso dei secoli, un ruolo cruciale perché posta al confine tra la diocesi di Camerino e quella di Fermo.

Nel versante opposto della collina bagnata dal torrente Tennacola, che segna il naturale confine tra le due diocesi, si trova il Monastero benedettino dei Santi Vincenzo ed Anastasio di Amandola.

È curioso notare che, anche questo monastero, in origine dedicato alla Madonna, viene edificato fra due fossi che in seguito si uniscono a formare il torrente Lera.

Non si sa la data certa della sua edificazione, che probabilmente si colloca intorno al Mille, ma il primo documento che ne riporta notizie è del 1044.

Nei primi secoli dalla sua fondazione, il Monastero viene retto da abati provenienti dalla famiglia dei signori di Amandola, i Conti Adalberti, mentre altri esponenti della famiglia elargiscono grandi donazioni.

Nel XIII secolo, i monaci di Sant’Anastasio, come quelli di Piobbico, dopo una vertenza col nascente Comune di Sarnano che si protrae per anni, in cambio di territori, ottengono il permesso di costruire un oratorio nel paese. La chiesa sarà poi intitolata a Santa Chiara nel ‘700.

L’importanza dell’Abbazia dei Santi Vincenzo ed Anastasio, e del legame dei suoi abati con Sarnano, è evidente quando, nel 1281, dopo anni di scontri, i sarnanesi e Rinaldo di Brunforte decidono di venire a patti e affidano la loro controversia a due arbitri scelti di comune accordo nelle persone degli abati Giovanni di S. Anastasio di Amandola e Mauro di Piobbico di Sarnano.

La costruzione del Monastero ha subìto profonde modifiche nel corso dei secoli e dell’originale oggi resta poco. L’attuale chiesa, ridotta nelle dimensioni, è costituita da quello che in origine è il presbiterio; il suo asse primitivo è stato invertito e l’ingresso, rialzato probabilmente nel 1801 (come riportato su di un mattone della facciata), si trova nella parte absidale; mentre, nel XV secolo, alla base dell’ingresso originale, è costruito un campanile.

Abbazia Santi Vincenzo e Anastasio - Amandola
Abbazia Santi Vincenzo e Attanasio - Amandola

Sarnano è molto più di un piccolo paese.
È un luogo dello spirito.

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