La Racchia

La banda più pazza
del mondo.

Una tradizione musicale popolare senza pari per originalità e simpatia divenuta un simbolo conosciuto in tutta Europa: questa è la Racchia di Sarnano, la banda più pazza del mondo. Un’orchestra ambulante dove gli strumenti tradizionali sono affiancati da oggetti di ogni tipo: padelle, macinini, tubi, scaldaletto, ombrelli, fino al tanto famoso sciacquone, tutti “suonati” con esuberanza da buffi musicisti improvvisati diretti da un altrettanto bizzarro maestro.

Ne La Racchia si sono fuse tutte le peculiarità della gente dell’entroterra maceratese: la creatività, il senso dell’umorismo, la battuta salace e un pizzico di ordinato disordine.
In un certo senso questa banda strampalata è l’emblema della “sarnanesità”.

Castrum Sarnani, il medioevo che ritorna

Le origini di questa
banda sgangherata..

La storia de La Racchia è lunga e talmente piena di aneddoti che per raccontarli tutti bisognerebbe scriverci un libro… che per fortuna è stato già scritto.
Le avventure dei Racchi, così si chiamano i membri del complesso, sono state accuratamente tramandate di padre in figlio, impresse sulla carta dalle poesie dialettali di Egidio Mariotti, trasformate in disegno dall’abile penna di Lando Marzialetti: oggi costituiscono parte della cultura popolare sarnanese e raccontarle tutte insieme non renderebbe loro giustizia. Per questo dedicheremo a La Racchia e agli aneddoti popolari una rubrica del nostro blog.
Qui ci accontentiamo di andare con ordine e raccontarvi gli eventi che ne hanno segnato l’origine e l’evoluzione fino a renderla famosa in Italia e in Europa.

Siamo agli inizi degli anni Trenta e Sarnano è ancora lontana dall’essere una cittadina a vocazione turistica. Sei giovani allievi della scuola di musica del Maestro Gianvittorio Serrandrei fondano un piccolo complesso musicale e lo chiamano ironicamente “La Racchia”, che nel gergo locale si usa per indicare una donna brutta. Ai sei musicisti si aggiungono poi diversi loro amici che, non sapendo suonare ma volendo lo stesso fare un po’ di allegria alle feste, iniziano a utilizzare vecchi utensili da cucina per tenere il tempo e… fare un po’ di chiasso.

L’avventura di questo strano complesso, però, finisce presto: quando le cartoline di invito alle feste, vengono sostituite dalle lettere di chiamata al fronte, lasciando che tutta l’allegria venga risucchiata dal grigiore della Guerra.

Castrum Sarnani, il medioevo che ritorna

Un’idea nata per gioco
che ha conquistato mezza Europa.

È il 1956 e la volontà dei sarnanesi di far rinascere la propria comunità dopo l’ultimo conflitto mondiale è forte. L’ente turistico di allora, l’Azienda di Cura e Soggiorno, sta orgnizzando i festeggiamenti di Carnevale e, per l’occasione, prova a riunire i componenti della vecchia Racchia. La risposta all’invito è immediata: in pochi giorni La Racchia si ricostituisce e il numero di componenti aumenta di ora in ora, inventando ogni genere di strumento e agghindandosi con qualche vestito vecchio e rammendato.

Il successo di quella prima esibizione è tale che nel giro di poche settimane vengono reclutati nuovi musicisti (veri e improvvisati) e si prepara un repertorio con le canzoni più amate del momento. Gli strumenti di riciclo diventano sempre più elaborati: una scopa e una corda d’acciaio formano un contrabbasso, un vaso da notte diventa una caccavella, un paiolo un tamburo e così via, senza limiti alla creatività.

Viene acquistata anche una divisa: giacca azzurra su pantaloni a scacchettini bianchi e neri, camicia bianca, farfalla rossa a pois bianchi, calze rosse, scarpe bianche e nere. Una simpatica accozzaglia di colori e fantasie completata da un cappello di paglia alla fiorentina. Il Maestro, invece, indossa impermeabile giallo e tuba rossa e dirige fieramente i musicisti con un cucchiaio di legno.

Il primo Maestro de La Racchia è Pietro Casagrande, un impiegato comunale che non sa leggere la musica sul pentagramma, ma ha tutte le caratteristiche che servono per dirigere questa strana banda: senso dell’umorismo, simpatia, genialità, schiettezza e uno spiccato senso musicale.

La prima esibizione ufficiale è quella del 28 luglio 1957, durante la Festa Nazionale della Montagna a Sarnano, a cui sono invitati anche altri gruppi folkloristici provenienti da fuori regione. All’evento partecipano persone da tutta Italia che rimangono colpite dalla strana banda e, dopo quel giorno, le esibizioni de La Racchia iniziano ad essere molto richieste anche nelle Regioni limitrofe.

Il boom della Racchia avviene per puro caso. Il direttore organizzativo, Franco Lucarini, legge un annuncio su Radio Corriere TV che parla del programma “Voci e volti della fortuna”, una gara tra Regioni per gruppi musicali, cantanti lirici e di musica leggera. La Racchia presenta la domanda e viene ammessa all’audizione regionale. Con grande sorpresa e soddisfazione, viene selezionata per esibirsi il 5 novembre 1957 in diretta RAI dal Teatro Rossini di Pesaro.

Si tratta di una grande occasione in quanto i telespettatori voteranno il proprio complesso preferito indicandolo sui biglietti della Lotteria di Capodanno e i vincitori potranno partecipare a una serata in diretta dagli studi RAI di Roma. Nell’attesa di conoscere il giudizio del pubblico, il 1 dicembre La Racchia viene invitata a uno spettacolo presentato da Enzo Tortora al teatro “Goldoni” di Ancona, ricevendo i complimenti di Alighiero Noschese e della cantante Milva.

Dopo qualche giorno arriva la grande notizia: la Racchia ha ottenuto 21.528 voti ed è pronta a partire per gli studi RAI come rappresentante delle Marche. L’esibizione è di nuovo un successo: la Racchia riceve 50.000 voti e viene selezionata per la serata finale al Politeama di Palermo. Come ormai avrete intuito, anche la serata finale è un trionfo: le Marche si classificano seconde, ma la Racchia raggiunge il gradino più alto del podio come complesso musicale, raccogliendo ben 186.694 voti. Il 6 gennaio i Racchi sono ancora a Palermo ed è il Prefetto in persona ad invitarli a sfilare per le vie della città.

A partire da quel momento, la Racchia viene chiamata in tutta Italia tanto che deve allargare il suo organico per garantire la disponibilità di un numero sufficiente di partecipanti ad ogni uscita. Il complesso di esibisce a Firenze, Rovigo, Bologna, Roma, persino in Vaticano e sfila al Carnevale di Cento, Viareggio, Torino e in molte altre località dalla Sicilia alla Val D’Aosta: esperienze indimenticabili per i sarnanesi dell’epoca.

Nel 1959 La Racchia viene contattata persino da un impresario di Toronto, ma purtroppo, a causa delle difficoltà organizzative, è costretta a rinunciare alla trasferta in Canada.

Sfumata la possibilità di sbarcare oltreoceano La Racchia non si perde d’animo, ma continua la sua ascesa. Nel febbraio 1967 la fama del complesso sarnanese supera le Alpi con un’esibizione a Monaco di Baviera. A questo punto, è diretta dal Maestro Franco Galassi che sostituisce Pietro Casagrande costretto a ritirarsi per motivi di salute.
Nel 1970 Galassi passa la bacchetta (o meglio il cucchiaio di legno) al Maestro Gisleno, suonatore di fisarmonica, a cui succede nel 1973 Nicola Valli.

Nel 1974 La Racchia suona al Carnevale di Dussledorf, nel 1980 a Innsbruck, nel 1981 al Festival Internazionale del Folklore nell’isola di Lefkas dove si aggiudica ancora una volta la palma della vittoria e nel 1984 sfila al Carnevale di Nizza.

Questo è solo l’inizio delle trasferte europee che negli anni Novanta si fanno più frequenti: Belgio, Svizzera, Principato di Monaco, Grecia, Germania, Austria, Spagna e soprattutto Francia, dove il complesso si esibisce decine di volte in diverse città, tra cui a Parigi.

Inoltre, La Racchia partecipa a numerose trasmissioni televisive, apparendo ben venti volte sul piccolo schermo e raccogliendo gli elogi dei più famosi presentatori.

Negli anni si aggiudica anche premi di ogni tipo vincendo concorsi locali e nazionali: un’ulteriore conferma di quanto un’idea tanto semplice possa essere in realtà geniale e apprezzata dal pubblico.

Un simbolo senza tempo
dello spirito sarnanese.

Oggi la Racchia ha più di sessanta anni, anche se dalla sua primissima formazione ne sono trascorsi quasi ottanta, ma è ancora esuberante come il primo giorno. In questo complesso hanno suonato più di 400 persone: per molti è un affare di famiglia che ha coinvolto tre generazioni, per altri è l’esperienza di una fase della vita, ma per tutti è indimenticabile.

La Racchia è la storia di come un’idea nata per gioco ha fatto conoscere Sarnano in mezza Europa, rendendolo noto come il paese natio di quegli strani musicisti dagli strumenti impossibili.

La Racchia è l’espressione dello spirito sarnanese: un po’ caotico, ma sempre brillante, ironico, capace di sorridere nonostante tutto.

La Racchia è l’emblema di una comunità che si reinventa, coltivando con ironia le proprie radici.

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