Storia di una signoria nel Piceno al tempo degli Svevi

Rinaldo di Brunforte: un conteso alleato di Federico II
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Storia di una signoria nel Piceno al tempo degli Svevi

Rinaldo di Brunforte: un conteso alleato di Federico II

Dal 13 agosto al 30 settembre 2022 presso la Pinacoteca Comunale di Sarnano è in programma la mostra “Storia di una signoria nel Piceno al tempo degli Svevi – Rinaldo di Brunforte: un conteso alleato di Federico II”.
 
La mostra, curata dal Centro Studi Sarnanesi con il patrocinio del Comune di Sarnano, propone un percorso guidato da trascrizioni, traduzioni e pannelli esplicativi tra documenti del XIII secolo provenienti dall’Archivio di Stato di Fermo e dall’Archivio Storico Comunale di Sarnano: una ricostruzione degli eventi storici legati alla signoria di Rinaldo di Brunforte e alla fondazione di Sarnano.
 
L’inaugurazione si terrà sabato 13 agosto alle 17.30 nelle sale delle Pinacoteca Comunale.
 
La mostra resterà aperta:

DAL 13 AGOSTO AL 11 SETTEMBRE
Dal martedì alla domenica, lunedì 8 e 15 agosto dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.

DAL 12 AL 30 SETTEMBRE
Tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.

VISITE GUIDATE GRATUITE
In occasione di MArCHESTORIE, il 17 e 18 settembre alle ore 18.30 il Centro Studi Sarnanesi organizza delle visite guidata alla mostra della durata di 30 minuti circa.

Il progetto prevede anche un’altra mostra dedicata a Fidesmido da Mogliano che si terrà dal 1° al 30 settembre all’auditorium San Nicolò di Mogliano.

 

Tutte le trascrizioni.

Clicca sul titolo della pergamena per conoscerne il testo integrale in latino e la traduzione in italiano e in inglese.

Vuoto
1. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 63.

Febbraio 1249, Foggia.

Federico II investe Rinaldo di Brunforte del privilegio di richiamare alla causa imperiale le comunità e le persone della Marca che vogliano ritornare dalla sua parte.

Fridericus Dei gratia Romanorum Imperator semper Augustus, Jerusalem et Sicilie Rex. Per presens scriptum notum facimus universis quod nos Raynald de Brunforte fideli nostro licentiam et plenam auctoritatem concessimus ut, tam universitates locorum quam singulares personas de Marchia ad fidem nostram redire volentes, recipere possint(!) ad gratiam nostram et eis omnes offensas remittere quas contra nos et Imperium visi sunt hactenus incurrisse. Nos autem quicquid eis predicti fideles nostri ad honorem nostrum promiserint, ratum hebebimus et faciemus inviolabiliter observari. Ad cuius rei memoriam et stabilem firmitatem presens scriptum fieri et sigillo maiestatis nostre iussimus communiri.
Datum Fogie, anno dominice Incarnationis millesimo ducentesimo quadragesimo nono, mense februarii, octave indictionis.

ITA

Federico, per grazia di Dio Imperatore dei Romani e sempre Augusto, re di Gerusalemme e di Sicilia.
Con il presente scritto rendiamo noto a tutti che abbiamo concesso a Rinaldo di Brunforte, a Noi fedele, licenza e piena autorità affinché possa riammettere alla nostra grazia tanto le comunità locali quanto le singole persone che vogliano tornare alla nostra fedeltà, e perdonare loro tutte le offese che possano aver commesso fino ad oggi contro di Noi e contro l’Impero. Noi poi, qualunque cosa i predetti nostri fedeli abbiano promesso a nostro onore, ratificheremo e faremo in modo che sia inviolabilmente rispettata.
A memoria e certa autenticità di ciò abbiamo ordinato che fosse steso il presente scritto e che fosse dotato del sigillo della nostra maestà.
Dato a Foggia, nell’anno dell’Incarnazione del Signore mille duecento quaranta nove, nel mese di febbraio della ottava indizione.

EN

Foggia, February 1249.

Frederick invests Raynald of Brunforte with the privilege of welcoming communities and people of the Marca who want to return to his side.

Frederick, eternally Augustus, Emperor of the Romans by the grace of God, King of Jerusalem and of Sicily. With the present document, we announce to everyone that we accorded to Raynald of Brunforte, our ally, licence and full authority to grant our grace to both local communities and individuals willing to return to his side , and to forgive them for the offences they might have committed against us and against the Empire. We ratify whatever the aforementioned allies promise in our honour, ensuring that it will be inviolably respected. We ordered to produce the present document to as testimony and as a guarantee of the above.
Issued in Foggia, year of the Incarnation of the Lord 1249, in February of the eight indiction.

2. Archivio Storico Comunale di Sarnano, Fondo Piobbico, pergamena n. 9

Senza data (1248/49)

Giuramento di rinuncia (abiura) al sostegno della fazione imperiale di Federico II per passare dalla parte di papa Innocenzo IV giurando obbedienza alla Chiesa di Roma e al suo vicario nella Marca.

Ego talis abiuro omne s[ervitium] et fidelitatem quod et quam feci Frederico… de cetero ero fidelis vassallus Romane Ecclesie et domini Innocentii pape quarti et ipsius canonicis successoribus [nec ero in consilio vel facto pro quo ipse perdat vitam vel membrum vel capiatur mala captione] et si scivero dampnum… et si non potero impedire per me, significabo ei quam citius potero…[vel alii qui insumet consilium seu] … que mihi imposita fuerit per nuntium Romane Ecclesie seu per licteras nulli pandam ad dampnum ipsius… regalia Petri patrimonium Ecclesie… Marchia et Ducatus… adiutor ad defendendum, t[enendum], custodiendum pro Ecclesia Romana… ad manutenendum recuperatum. [Item iurabis quod… nec recipiaris ibidem aliquem inimicum et rebellem] …
Item super excommunicatione… Frederico aut eius nuntiis prestiti consilium, auxilium…dampnum et preiudicium Romane Ecclesie… iuro stare mandatis Ecclesie et domini Innocentii pape quarti et domini Raynerii cardinalis sui vicarii et suorum [nun]tiorum parere mandatis et quod de cetero non movebo arma contra Ecclesiam Romanam neque dabo auxilium, consilium… ad aliquem movere volentem, immo eum impediam vel impediri faciam iusta meum posse. Et omnia que habui de bonis Ecclesie vel [ecclesiasti]carum personarum restituam illis quorum fuerunt si inveniri poterunt. Alioquin ea da[bo] pauperibus iuxta arbitrium sacerdotis confessoris mei… et quod de cetero non fodrum vel marcatum contra Romanam Ecclesiam… et dabo pauperibus iuxta arbitrium sacerdotis confessoris mei.

ITA

Io (segue il nome) rinnego ogni atto di dipendenza e di fedeltà compiuto a favore di Federico e d’ora in poi sarò fedele suddito della Chiesa di Roma, di papa Innocenzo IV e dei suoi legittimi successori, né sarò tra coloro che trameranno 2
contro di lui, e se sarò venuto a conoscenza di qualche macchinazione (lo impedirò come potrò) e se non lo potrò impedire lo farò presente al più presto. A nessuno svelerò a danno della Chiesa di Roma (ciò che da essa mi sarà stato ordinato?) da un messaggero a voce o per lettera, ma sarò fautore (di quanti agiranno) nella Marca e nel Ducato per difendere e conservare i beni ed il patrimonio della Chiesa, giurando inoltre di non dare asilo ai suoi nemici e ribelli. Prometto inoltre solennemente di sottostare e di ubbidire ai comandi della stessa, di papa Innocenzo IV, del vicario cardinale Raniero e dei loro nunzi, senza prendere in futuro le armi contro la Chiesa ed impedendo per quanto mi sarà possibile che qualcuno lo faccia. Restituirò eventuali beni in mio possesso spettanti ad essa ovvero agli ecclesiastici qualora se ne accertasse la proprietà, altrimenti li darò ai poveri secondo la decisione del mio sacerdote confessore.

EN

No date (1248/49).

Oath of renunciation (abjuration) to supporting the imperial faction of Frederick II to return to the side of Pope Innocent IV, swearing obedience to the Church of Rome and its vicar in the Marca.

I (name of the person) deny every act of submission and faithfulness in favour of Frederick, and from now on I will be a faithful subject of the Church of Rome, of Pope Innocent IV and his legitimate successors (I will not be among those conspiring against him), and, if I witness some conspiracy (I will prevent it); if I cannot prevent it, I will immediately report it. I will never reveal (the orders I receive?) from an emissary to the disadvantage of the Church of Rome, verbally nor in a letter; instead, I will favour (those), in Le Marche and in the Duchy, (acting) to defend and to preserve the goods and the patrimony of the Church, and swearing also not to give refuge to its enemies and rebels. Moreover, I solemnly swear to submit and to obey to the orders coming from the Church, from Pope Innocent IV, from his vicar cardinal Ranier and their emissaries; I will not take up arms against the Church, and, I will prevent anyone from doing so, to the best of my ability. I will give back any goods in my possession that belong to the Church, or to the churchmen, if such goods are recognised as their legitimate property; otherwise I will give them to the poor, according to my confessor’s decision.

3. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 94

23 aprile 1251, Ascoli Piceno

Pietro Capocci, legato apostolico, conferma la cessione di due terzi dei beni di Forasteria, figlia di Rinaldo di Acquaviva, e della sorella Elena a Rinaldo di Brunforte, marito di Forasteria.

Petrus miseratione divina Sancti Georgii ad Velum Aureum diaconus cardinalis apostolice sedis legatus nobili viro domino Rainaldo de Brumforte salutem in Domino. Meritis tue probitatis inducimur ut tuis petitionibus quantum cum Deo possumus, favorabiliter annuamus. Cum itaque sicut exhibita nobis tua petitio continebat, nobiles mulieres Floresteria et Elena, filie et heredes quondam nobilis viri domini Rainaldi de Aquaviva, tibi cesserint et concesserint duas partes pro indiviso omnium iurium que habebant vel ad eas quocumque modo pertinere poterant in omnibus et singulis bonis predicti nobilis patris earum tam ius eis competens possessionis adipiscende gratia quam alia iura que in bonis eisdem habebant sicut in istrumento publico inde confecto dicitur plenius contineri. Nos tuis precibus inclinati, cessionem et concessionem easdem, sicut sine pravitate provide facta sunt, ratas habentes, eas auctoritate presentium confirmamus et presentis scripti patrocinio communimus. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam nostre confirmationis infringere vel ei ausu temerario contrahire. Si quis autem hec attemptare presumpserit indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli apostolorum eius se noverit incursurum. Datum Esculi viiii kalendas maii anno Domini M.CC.LI.

ITA

Pietro per misericordia divina, diacono cardinale di S. Giorgio al Velabro, legato della sede apostolica saluta il nobiluomo signor Rinaldo di Brunforte. Grazie alla tua rettitudine rispondiamo alle tue richieste favorevolmente per quanto ci possa risultare accettabile la richiesta da te presentata. Le nobildonne Forasteria ed Elena figlie ed eredi del fu nobiluomo Rinaldo di Acquaviva ti hanno ceduto due quote non frazionate di tutti i diritti che avevano o che a loro in qualsiasi modo spettavano relativamente a tutti e ai singoli beni del predetto loro nobile padre: tanto il diritto di possesso a loro competente, quanto altri diritti che esercitavano sui loro beni così come più ampiamente esposto nell’atto pubblico successivamente costituito. Noi, orientati dalle tue richieste, in forza del presente atto confermiamo la cessione e la concessione dette, in quanto fatte senza irregolarità, diligentemente e le rafforziamo con la tutela del presente scritto. A nessuno degli uomini sia lecito infrangere questa pagina di nostri scritti di conferma o ridurla modo arbitrario. Se qualcuno avesse la presunzione di tentare ciò, incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e degli apostoli Pietro e Paolo. Dato ad Ascoli 9 giorni prima delle calende di maggio del 1251.

EN

Ascoli Piceno, April 23, 1251.

Pietro Capocci, apostolic legate, confirms the transfer of two thirds of the assets of Forasteria, daughter of Raynald Acquaviva, and her sister Elena, to Raynald di Brunforte, husband of Forasteria.

Peter, by divine mercy cardinal deacon of S. Giorgio al Velabro, legate of the apostolic see, greets the noble Raynald of Brunforte. Because of your loyalty we respond favourably to your requests as long as they are acceptable. The noblewomen Forestiera and Elena, daughters and heirs of the nobleman Raynald Acquaviva, have transferred to you two unrestricted shares of all the rights they had, or which in any way concerned them, so much the right of possession within their jurisdiction as well as other rights on their assets that they exercised as contained in the public act subsequently issued. We, upon your request, confirm what has been established. None of the men is permitted to destroy this document or to use it in an arbitrary way. If anyone had the presumption to attempt this, he will incur the indignation of almighty God and of the apostles Peter and Paul. Issued in Ascoli 9 days before the calends of May 1251.

4. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 96

29 novembre 1252, Perugia

Innocenzo IV ordina al rettore della Marca di disporre che i vassalli di Rinaldo di Brunforte trasferitisi a Penna S. Giovanni siano costretti a ritornare presso il loro luogo di provenienza.

Innocentius episocpus servus servorum Dei dilecto filio…Archidiacono Lunensi cappellano nostro, Marchie Anconitane rectori, salutem et apostolicam benedictionem. Sua nobis dilectus filius nobilis vir Ranaldus de Brunforte petitione mostravit quod nonnullos homines, eius de castris suis temere recedentes, ad castrum Penne Sci Johannis se in ipsius preiudicium transtulerunt. Quo circa discretioni tue per apostolica scripta mandamus quatinus, si ita est, predictos homines redire compellas ad pristinam habitationem castrorum nobilis supradicti sicut suadente iustitia videris expedire, contradictores districtione qua convenit compescendo. Datum Perusii III kalendas decembris pontificatus nostri anno decimo.

ITA     

Innocenzo vescovo, servo dei servi di Dio, al diletto figlio… Arcidiacono di Luni nostro cappellano, rettore della Marca Anconetana, salute e apostolica benedizione. Il diletto figlio e nobiluomo Rinaldo di Brunforte con sua petizione ci denunciò il fatto che alcuni fuggendo temerariamente dai suoi castelli, in pregiudizio del medesimo, si erano trasferiti verso il castello di Penna San Giovanni. A questo proposito, in forza di questa lettera apostolica, ordiniamo secondo la tua discrezione che, se così è, tu costringa i predetti uomini a tornare alla primitiva abitazione nei castelli del nobile sopradetto come riterrai giusto, infliggendo ai dissidenti l’adeguata punizione.

Dato a Perugia il 29 novembre nell’anno decimo del nostro pontificato.

EN

Perugia, November 29, 1252.

Innocent IV orders the rector of the Marca to arrange that the vassals of Raynald of Brunforte who have moved to Penna S. Giovanni are compelled to return to their place of origin.

 Bishop Innocent, servant of God’s servants, pays his respects and brings his apostolic blessings to his beloved son… Archdeacon of Luni, our chaplain, rector of the Marca of Ancona.

Our beloved and noble man, Raynald of Brunforte, reported to us through petition that some men who recklessly abandoned his castra moved towards the settlement of Penna San Giovanni. Therefore, pursuant to this apostolic letter, we order that, if this is the case, you compel the aforementioned men to return to their previous habitations in the castles of the aforementioned nobleman to your discretion, giving an adequate punishment to the dissidents.

Issued at Perugia, November 29 in the tenth year of our pontificate.

5. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 1170

26 marzo 1259, Anagni 

Papa Alessandro IV, nonostante la perfidia e l’incostanza dei marchigiani vicini a Manfredi, esorta Rinaldo di Brunforte, podestà della città di Perugia, a mantenere la sua fedeltà alla Chiesa.

Alexander episcopus servum servorum Dei. Dilecto filio nobili viro Rainaldo de Brunfort potestati perusino fideli nostro salutem et apostolicam benedictionem. Dum marchianorum incostantiam ad nostram memoriam revocamus eorumque varietatem ante oculos mentis nostre reducimus, magna in nobis turbationis materia suscitatur. Nam si olim huiusmodi populi imperatorum et principum romanorum viribus sub diversitate temporum coartari nonnumquam auguste illorum potentie cesserint a fidelitate romane ecclesie recedendo illata tum eisdem populi violentia et metus, quem eis forte incutiebat imperialis vigor brachii, ipsos in oculis non limpide intuentium excusare super hoc non immerito videbantur. Sed nunc cum populos ipsos nullus imperii furentis impetus impetat, nec eos cesareus terreat potentatus, de infedelitate ac proditione manifesta possunt non indigne notari quod se a Manfredo quondam principe terentino, qui nullius obtinet titulim dignitatis et qui nullum sibi ius vendicat in eisdem, permiserunt taliter subiugari. Verum quia clara tue nobilitatis insignia eam semper nobis tribuerunt de tua devotione fiduciam quod speravimus te non posse neque debere alicuius marchiane perfidie contagiis maculari, nobilitatem tua rogamus, monemus et hortamur attente per apostolica tibi scripta mandantes quatinus, habens ad Deum tuumque honorem ex innata tibi generositate respectum, considerans etiam quod nostra fidelissima civitas perusina te tamquam ecclesie predicte fidelem ad suum confidenter regimen evocavit, quodque id nobis existit gratum plurimum et acceptum, in fidelitate ac devotione prefate ecclesie costantia consueta persistas nec permittas te a fidelitate et devotione huiusmodi aliquorum contraria suggestione subduci, ita quod si te stabilem invenimus hactenus circa eam, inveniamus de cetero lucidis operibus firmiorem. Nos enim intendimus statum tuum congruis, auctore Domino, fulcire favoribus et personam tuam condignis gratiarum titulis exaltare. Datum Anagnie VII kalendas aprilis, pontificatus nostro anno quinto.

ITA     

Alessandro Vescovo, Servo dei servi di Dio. Al diletto figlio, Nobiluomo Rinaldo di Brunforte Podestà di Perugia, nostro fedele, salute e apostolica benedizione. Mentre richiamiamo alla nostra memoria l’incostanza dei marchigiani e riconduciamo agli occhi della Nostra mente la loro varietà, nasce in Noi un grande motivo di turbamento. Infatti, se in passato siffatti popoli, secondo la diversità dei tempi, dovettero sopportare di essere oppressi dalle forze degli Imperatori e dei Principi romani e della loro augusta potenza, sottraendosi alla fedeltà alla chiesa Romana, piombata su questi stessi popoli la violenza e la paura che, forse, incuteva loro la forza del braccio imperiale costoro, agli occhi di quanti non guardassero intimamente le cose, sembravano su ciò non ingiustamente scusati. Ma ora, poiché nessuna violenza dell’adirato Impero minaccia questi stessi popoli né li intimorisce la potenza cesarea, possono giustamente essere accusati d’infedeltà e manifesto tradimento poiché acconsentirono di essere soggiogati da Manfredi, già principe di Taranto, che non possiede alcun titolo di dignità e non può rivendicare nessun diritto su di essi. Per la verità, poiché le chiare espressioni della tua nobiltà sempre ci dimostrarono la fiducia nella tua devozione, così che sperammo che tu non possa né debba essere macchiato dal contagio di qualsiasi marchigiana perfidia, preghiamo la tua nobiltà, ti ammoniamo ed attentamente esortiamo per mezzo di questa Lettera Apostolica a te inviata, avendo riguardo verso Dio e per il tuo onore dovuto alla tua innata generosità; considerando anche la nostra fedelissima città di Perugia che ti chiamò fiduciosamente a far parte del suo Governo in quanto fedele alla Chiesa predetta, e poiché ciò fu a Noi assai gradito, comandiamo che tu persista con la consueta costanza nella fedeltà e devozione alla predetta Chiesa e non sia tentato a sottrarti da questa fedeltà e devozione per qualsiasi suggestione, così che se ti troviamo costante su questo e in questa misura, ti troveremo per il resto ancor più saldo in opere lodevoli. Intendiamo infatti, con l’aiuto di Dio, sostenere con appropriati favori il tuo stato ed esaltare la tua persona con convenienti titoli di grazia. Dato in Anagni il 26 marzo 1259, anno quinto del Nostro pontificato. 

EN      

Anagni, March 26, 1259.

Pope Alexander IV, despite the perfidy and inconstancy of the lords of Le Marche close to Manfred, exhorts Raynald of Brunforte, podestà of the city of Perugia, to maintain his fidelity to the Church.

 

Bishop Alenxander, Servant of the servants of God, pays his respects and brings his apostolic blessings to his beloved son, lord Raynald of Brunforte podestà of Perugia, our faithful ally. As we recall the inconstancy and the variety of the people of Le Marche, a matter of concern arises. In the past, more than once, and depending on the circumstances, some abandoned the Church and submitted to the power of the Roman emperors and princes [meaning Swabian emperors and kings]. Their actions might have seemed excusable in the eyes of those who could not see matters thoroughly, because of the violence and the fear they were subjected to. But now that there is no imperial power to fear, they legitimately qualify as traitors for taking the side of Manfred, prince of Taranto, and for letting him subjugate them, although he had no right to do so. We hoped that your nobility would prevent you from being influenced by the perfidy of the lords of Le Marche. We implore you, we warn you and we encourage you so that you, distinguished for your loyalty, do not follow the others’ example, for yours and for God’s sake, considering that Perugia chose you as a captain because of your loyalty to the Church (which we admire). That if you have stayed irreproachable until now, you will prove it even more by doing what we are asking of you. Our intention is to elevate and strengthen your position and to honour you, God willing, by offering you appropriate titles and favours. Issued at Anagni, March 26 1259, in the fifth year of our pontificate.

6. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 74.

13 novembre1259, Anagni 

Alessandro IV ordina all’abate di Chiaravalle di Chienti di giudicare in merito alla richiesta di assoluzione di Rinaldo di Brunforte e della moglie dalla scomunica in cui potevano essere incorsi per il supporto in precedenza fornito a Percivalle D’Oria rappresentante di Manfredi nella Marca.

 Alexander episcopus, servus servorum Dei, dilecto filio abbati monasterii Clarevallis de Clento, Camerinensis diocesis, salutem et apostolicam benedictionem. Nobilis vir Raynaldus de Brunforte Camerinensis Diocesis, noster et Ecclesie fidelis, nobis humiliter supplicavit ut, si ipse et uxor eius, pro eo quod Percivallo Aurie civi Januensi, nuntio Manfredi quondam principis Tarentini, ne ipsos super exhibendo eidem Manfredo fidelitatis iuramento indebite molestaret, aliqua exenia trasmiserunt ac receperunt nuntios ab eodem, latam per nos infautores et auxiliatores ipsius sententiam excommunicationis forsitan incurrerunt, tam eis quam nuntijs qui huiusmodis exenia portaverunt, de absolutionis beneficio provideri mandaremus. Quo circa discretioni tue per apostolica scripta mandamus quatinus predictos nobiles, uxorem et nuntios ab huiusmodi excommunicationis sententia, si quam propter hoc forsitan incurrerunt, absolvere studeas, iuxta formam ecclesie, vice nostra, iniuncto eis quod de iure fuerit iniungendum. Datum Anagnie idus Novembris, pontificatus nostri anno V. 

ITA     

Alessandro Vescovo, servo dei servi di Dio, al diletto figlio: abate del Monastero di Chiaravalle del Chienti, della Diocesi di Camerino, salute e apostolica benedizione. Il nobiluomo Rinaldo di Brunforte della Diocesi di Camerino, fedele a noi e alla Chiesa, ci supplicò umilmente che qualora lui e sua moglie, per il fatto che a Percivalle D’Oria, cittadino genovese, ambasciatore di Manfredi già principe di Taranto, affinché non li molestasse indebitamente richiedendo loro giuramento di fedeltà allo stesso Manfredi, fecero alcuni doni e ne ricevettero gli ambasciatori, fossero incorsi per questo nella sentenza di scomunica da Noi emanata contro i di lui fautori e alleati, tanto per essi quanto per gli ambasciatori che portarono questi doni, ordinassimo di procedere con il beneficio dell’assoluzione. Perciò ordiniamo in forza di questa lettera apostolica secondo la tua discrezione, che ti impegni ad assolvere i predetti nobili, la moglie e gli ambasciatori dalla sentenza di tale scomunica, ove vi fossero incorsi – secondo le forme della chiesa, in nostra rappresentanza, ingiunto loro ciò che per legge dovrà essere ingiunto.Dato ad Anagni il 1 novembre, nell’anno quinto del nostro pontificato.

EN      

Anagni, November 13, 1259.

Alexander IV orders the abbot of Chiaravalle di Chienti to examine the request for absolution made by Raynald of Brunforte and his wife from the excommunication in they could have incurred in for having supported Percivalle D’Oria, Manfred’S legate in the Marca.

Bishop Alexander, servant of God’s servants, pays his respects and brings his apostolic blessing to his beloved son, abbot of the monastery of Chiaravalle (Chienti), part of the diocese of Camerino. Raynald of Brunforte of the Diocese of Camerino, loyal to us and the Church, humbly begged us to be absolved in the event that he and his wife, in conjunction with his allies and supporters, had been excommunicated for being compelled to pledge allegiance to Manfred, prince of Taranto, on behalf of Perceval D’Oria, citizen of Genoa, his ambassador, in order to avoid undue nuisance, and for giving gifts to his ambassadors. The excommunication sentence affected them (Raynald and his wife) as well as the ambassadors who accepted said donations, and he begged that we would grant him the benefit of absolution. Hence we order, pursuant to this apostolic letter, at your own discretion, that you commit to absolve the aforementioned noblemen, your wife and ambassadors from the excommunication sentence they incurred in, according to the forms prescribed by the Church, on our behalf, after having bidden them to observe what is lawfully due.

Issued in Anagni, November 1, in the fifth year of our pontificate.

7. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico Hubart n. 98

Luglio 1260

Manfredi, re di Sicilia, concede a Rinaldo di Brunforte il castello di Montalto, posto in diocesi di Camerino, confermando la concessione a lui fatta da Enrico da Ventimiglia, Vicario del re nella Marca Anconetana

 Manfredus, dei gratia rex Sicilie. Presentis privilegii serie notum facimus universis tam presentibus quam futuris quod nos considerantes grata satis et accepta servicia que Raynaldus de Brunforte miles fidelis noster maiestate nostre obsequiosus prestitit hactenus fideliter et constanter que et prestat et nunc et in antea poterit gratiora conferre, attendentes nihilominus pure fidei et devotionis eius constantiam quam erga nostre maiestatis servicia in partibus Marchie Anconitane continue, sedulus et attentus exercet, castrum Montis Alti, situm in comitatu Camerini, ad manus nostre curie rationabiliter devolutum cum omnibus iusticiis, rationibus, iuribus, et omnibus pertinentiis tui concessus sibi per Henricum de Viginti miliis, comitem Isole Maioris, dilectum consanguineum, familiarem et fidelem nostrum in Anconitana Marchia nostrum Vicarium generalem auctoritate sibi de concessionibus huiusmodi faciendis per excellenciam nostram concessa, que de demanio scilicet in demanium et que de servicio in servicium, eidem Raynaldo et heredibus suis in perpetuum de speciali gratia et certa nostra scientia damus, concedimus ac etiam confirmamus. Ita tamen quod castrum ipsum tam idem Raynaldus quam heredes sui a nobis et heredibus nostris in capite teneant et cognoscant. Salvis in omnibus et per omnia honore, fidelitate, mandato et ordinatione nostra et heredum nostrorum et servicio quod eximie curie nostre debetur. Ad cuius rei memoriam et perpetuam firmitatem presens privilegium per Donatum de Siclo, notarium et fidelem nostrum scribi et maiestatis nostre sigillo iussimus communiri.

Datum … per manus Gualterii de Ocra regni Sicilie cancellarii, anno dominice incarnationis millesimo ducentesimo sexagesimo mense Julii tercie indittionis regnante domino nostro Manfredo. Dei gratia invictissimo rege Sicilie, regni eius anno secundo feliciter. Amen

 ITA     

Manfredi, Re di Sicilia per grazia di Dio. A seguito del presente privilegio rendiamo noto a tutti sia ai presenti che ai posteri che noi, considerando ben accetti e graditi i servigi che Rinaldo di Brunforte, soldato leale alla nostra maestà, ha fornito, ossequioso, fino a questo momento fedelmente e costantemente; che ci fornisce ora e che in avanti potrà apportare ancor più graditi; considerando nondimeno la sua fermezza nella fedeltà e nella devozione, oltre ai servizi nei quali si adopera continuamente a favore della nostra maestà nelle province della Marca Anconetana, con zelo e attenzione, diamo, concediamo ed anche confermiamo al medesimo Rinaldo e ai suoi eredi in perpetuo, per nostra particolare grazia e con sicura conoscenza, il castello di Montalto, posto nella diocesi di Camerino, a ragione ricaduto sotto la potestà della nostra curia, da demanio in demanio e da servigio in servigio, con l’amministrazione della giustizia, le ragioni, i diritti e tutte le pertinenze, concesso autonomamente da Enrico da Ventimiglia, Conte dell’Isola Maggiore, diletto consanguineo, familiare e nostro fedele nella Marca Anconetana, nostro vicario generale, in forza dell’autorità a lui assegnata di fare concessioni in tal modo in nome della nostra eccellenza.
A condizione che tanto lo stesso Rinaldo che i suoi eredi rammentino e riconoscano il castello come spettante a noi e ai nostri eredi. Fatti salvi in tutto e per tutto l’onore, la fedeltà, il mandato, l’investitura da parte nostra e dei nostri eredi ed il servigio che è dovuto alla nostra curia nel miglior modo. A memoria di ciò e a sua perpetua validità ordiniamo che il presente privilegio venga scritto da Donato di Siclo, notaio e nostro fedele, e munito del sigillo della nostra maestà.

Dato… per mano di Gualtiero di Ocra cancelliere del Regno di Sicilia, nell’anno dall’incarnazione del signore 1260, nel mese di luglio, terza indizione, regnante nostro signore Manfredi. Per grazia di Dio invitto re di Sicilia, nel suo secondo anno di regno. Amen

 EN      

July 1260.

Manfred, king of Sicily, gives Raynald of Brunforte the castle of Montalto, located in the diocese of Camerino, confirming the concession made to him by Enrico da Ventimiglia, Vicar of the king in the Marca Anconitana.

 

Manfred, King of Sicily by the grace of God. As a result of this privilege we make known to everyone, now and forever that we, considering the service that Raynald of Brunforte, a loyal soldier to our majesty, obsequiously provides now and the support that we will have the pleasure to accept; considering his firmness in fidelity and devotion, in addition to constantly working in favour of our majesty in the provinces of the Marca Anconetana, with zeal and attention, we give, grant and also confirm to Raynald himself and his heirs, in perpetuity, and by our firm resolution, the ownership over the castle of Montalto, located in the diocese of Camerino, which from state to state and servant to servant rightfully fell under the power of our curia, from state to state, servant to servant, with the administration of justice, the reasons, the rights and all pertinences, granted autonomously by Henry Ventimiglia, Count of Isola Maggiore, beloved relative, family member and our faithful ally in the Marca Anconetana, our vicar general, by virtue of the authority assigned to him to give concessions in the name of our excellence.
Provided that both Raynald himself and his heirs remember and recognize the castle as belonging to us and to our heirs. Without prejudice to the honor, fidelity, mandate, investiture on our part and our heirs and the service that is due to our curia in the best possible way, in all respects. In memory of this and for perpetual validity, we order that this privilege be written by Donato di Sclo, notary and our faithful servant, and bear the seal of our majesty. Issued… by the hand of Gualtiero di Ocra, chancellor of the Kingdom of Sicily, in the year 1260 from the incarnation of the lord, in the month of July, third indiction, reigning our lord Manfredi. By the grace of God I invoked king of Sicily, in the second year of his reign. Amen

8. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 60

Marzo 1263

Manfredi, re di Sicilia, rende noto che Rinaldo di Brunforte ha richiesto ed ottiene in concessione i diritti sulle terre dell’abbazia di Farfa nella Marca, in passato tenuti da Falerone e Rinaldo di Falerone.

Maynfridus Dei Gratia Rex Sicilie. Per presens privilegium notum facimus universis tam presentibus quam futuris quod Raynaldus de Brunforte fidelis nostre maiestati nostre actencius supplicavit sibi terras Abbacie Farfe, decessas dudum Fallerono et Raynaldo de Fallerono habuerunt et tenuerunt easdem in partibus Marchie procurandas et usufructuandas per eum de cetero, fidei et servitiorum suorum intuitu concedere de nostra gratia dignaremur. Cuius supplicationibus favorabiliter annuentes, attendendes ipsius Raynaldi fidem puram et devotionem sinceram quam erga divos Augustos Reverendissimum dominum patrem et fratrem nostros inclite recordationis et nos indefesse hactenus sibi tamquam bene merito terras ipsas predicti Fallerono et Raynaldo de Fallerono ut dictum est dudum concessas cum predictis potestarijs, juribus et proventibus terrarum ipsarum Curie nostre spectantium, de speciali nostra gratia, eo in fidelitatem nostram prout eas dicti Falleronus et Raynaldus de Fallerono in predictibus partibus Marchie habuerunt et tenuerunt et fructus ac proventus earum consueverunt percipere et habere. Salvis in omnibus et per omnia fidelitate, mandato et ordinatione nostra et heredum nostrorum. Ad cuius concessionis et gratie nostre memoriam et robur perpetuo valiturum presens inde privilegium sibi per magistrum Ckrylionem de Monopolo, nostrum notarium et fidelem, scribi et sigillo majestatis nostre jussimus communiri.
Anno dominice Incarnatione millesimo ducentesimo sexagesimo tertio, mense marcij, sexte indictionis. Regnante felicissimo domino nostro Maynfrido Dei gratia inclito Rege Sicilie, eius anno quinto feliciter. Amen

 ITA     

Manfredi per Grazia di Dio Re di Sicilia. Attraverso il presente privilegio rendiamo noto a tutti sia presenti che futuri che Rinaldo di Brunforte, fedele alla nostra maestà ci supplicò di concedergli per nostra grazia le terre dell’Abbazia di Farfa, recentemente abbandonate da Falerone e Rinaldo di Falerone che le ebbero e le tennero nelle Marche, per amministrarle e tenerle in usufrutto per il tempo a venire, in considerazione della fede e dei suoi servigi. Approvando tali richieste, ponendo attenzione alla fede pura e alla sincera devozione dello stesso Rinaldo verso il Divo Augusto Reverendissimo signore nostro padre e verso nostro fratello e instancabilmente verso di noi fino a questo momento, come giusto compenso, quelle stesse terre dei predetti Falerone e Rinaldo di Falerone, con i predetti poteri, diritti e proventi spettanti alla nostra Curia sulle stesse terre, sono a lui concesse, nella fedeltà a noi, allo stesso modo in cui i detti Falerone e Rinaldo di Falerone nella predetta regione delle Marche le ebbero e le tennero ed erano soliti percepirne ed averne i frutti ed i raccolti. Fatti salvi in tutto e per tutto la fedeltà, il mandato e l’investitura nostra e dei nostri eredi. A memoria di questa concessione e della nostra grazia e affinchè questo privilegio possa avere efficacia in perpetuo, ordiniamo sia scritto da Ckrylione di Monopoli, nostro notaio e fedele, e che venga rafforzato con il nostro sigillo reale. Nell’anno 1263 dalla nascita del Signore, nel mese di marzo, sesta indizione. Sotto il regno del nostro signore Manfredi per grazia divina inclito re di Sicilia, nel suo quinto anno di regno. Amen

EN      

March 1263.

Manfred, king of Sicily, announces that Raynald of Brunforte has requested and obtained the rights over the lands of the Abbey of Farfa in the Marca, previously owned by Falerone and Raynald of Falerone.

Manfred, King of Sicily by the Grace of God. We notify with this privilege, now and forever, that Raynald of Brunforte, faithful to our majesty, begged us to obtain by our grace the lands of the Abbey of Farfa, recently abandoned by Falerone and Raynald of Falerone, to administer them and for future tenancy, on account of his loyalty and service. We approve his requests in consideration of and as a rightful reward for Raynald’s pure faith and sincere, tireless devotion to the divine Augustus, Most Reverend lord our father, our brother and us until this moment. The lands owned by the aforementioned Falerone and Raynald of Falerone as before, in conjunction with the aforementioned powers, rights and proceeds to which our administration is entitled, will be given to Raynald in the same manner as Falerone and Raynald of Falerone of Le Marche received them, kept them, and used to be entitled to their proceed and yield. Notwithstanding in all aspects his loyalty to us and our heirs, our command and endowment. In memory of this concession and of our grace, so that this privilege shall be in force perpetually, we order that it is put in writing by Ckrylione of Monopoli, our notary and servant, and that it is enforced by our royal seal. Year of our Lord 1263, in the month of March, sixth indiction. Under the reign of our lord Manfred, illustrious King of Sicily by the Grace of God, in the fifth year of his reign. Amen.

9. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 91

Marzo 1263, Foggia/Recanati

Corrado Capece, vicario di Manfredi, affida a Rinaldo di Brunforte possedimenti, diritti e proventi sulle terre dell’abbazia di Farfa in precedenza concessi a Falerone e Rinaldo di Falerone.

Conradus Capice serenissimi domini regis socius, familiaris et regius in Marchia, Ducatu et Romaniola vicarius generalis. Per presens scriptum notum fieri volumus universis per Marchiam constitutis domini regis fidelibus tam presentibus quam futuris quod a maiestate regia sacras recepimus licteras in hac forma: Maynfredus Dei gratia rex Sicilie Conrado Capice vicario in Marchia generali dilecto socio et fideli suo gratiam suam et bonam voluntatem.

Cum Raynaldo de Brumforte fideli nostro fidei et serviciorum suorum intuitu terras abbacie Farfe concessas olim Fallarono et Raynaldo de Fallarono cum potestariis iuribus et proventibus terrarum ipsarum curie nostre spectantium pro ut predicti Fallaronus et Raynaldus de Fallarono habuerunt et tenuerunt easdem in decreta tibi provincia de nostra gratia duxerimus concedendas fidelitati tue precipiendo mandamus, quatenus eidem Raynaldo terras eiusdem abbacie Farfe cum predictis potestariis iuribus et proventibus earundem pro ut dicti Fallaronus et Raynaldus de Fallarono in ipsis partibus habuerunt et tenuerunt easdem assignes pro parte nostre curie vel facias assignari et de ipsarum proventibus integre responderi de cetero.

Datum per Iohannem de Procida apud Fogiam VI marcii, VIe indicionis.

Nos autem volentes prescriptum sacrum regium mandatum debita execucione complere forma ipsius mandati diligenter attenta […] abbacie farfensis cum potestariis iuribus et proventibus earundem pro ut dominus Fallaronus de Fallarono et Raynaldus de Fallarono hactenus habuerunt et tenuerunt eidem domino Raynaldo de Brunforte per Rogerium de Addria procuratorem curie in abbacia predicta, cui inde scripsimus, fecimus particulariter et universaliter assignari.

Mandantes universis et singulis ex regia parte auctoritate qua fungimur quatenus nullus sit qui eumdem dominum Raynaldum in possessione dictarum terrarum impedire de cetero vel molestare presumat. Ad huius autem rei memoriam et robur perpetuo valiturum presens scriptum exinde sibi fieri fecimus sigilli nostri munimine roboratum.

Datum Racanati anno Domini millesimo ducentesimo sexagesimo tertio regnante domino nostro Maynfredo invictissimo rege Sicilie regni eius anno quinto feliciter amen, mense marcii, sexte indicionis.

ITA     

Corrado di Capece, alleato del serenissimo signor re, amico e vicario generale regio nel ducato di Marca e della Romagna. Con il presente scritto vogliamo che sia noto a tutti i fedeli del re nella la Marca sia presenti che futuri che dalla magnificenza regia riceviamo scritti inviolabili di questo genere: Manfredi per grazia di Dio re di Sicilia, a Corrado di Capece, vicario nella Marca e suo fedele alleato [offre] la sua grazia e la sua benevolenza.

Avendo considerato di affidare a Rinaldo di Brunforte, a noi fedele, in considerazione della lealtà e dei suoi servigi, le terre dell’Abbazia di Farfa, concesse un tempo a Falerone e Rinaldo di Falerone con i diritti di potestà, i diritti e i proventi delle stesse terre spettanti alla nostra curia nello stesso modo in cui i predetti Fallerone e Rinaldo di Falerone le ebbero e le tennero nella provincia a te affidata, ti comandiamo, confidando anticipatamente nella tua fedeltà, per nostra grazia, di consegnare allo stesso Rinaldo le stesse terre dell’Abbazia di Farfa con i predetti diritti e proventi allo stesso modo e nelle stesse porzioni in cui le tennero e le ebbero i detti Falerone e Rinaldo di Falerone, per la parte spettante alla nostra curia, o che tu provveda che [gli] siano assegnate e [gli]vengano garantiti i loro proventi per il futuro. Dato per mezzo di Giovanni di Procida a Foggia il 6 marzo nell’indizione sesta.

Noi, volendo diligentemente adempiere il premesso sacro ordine regio con un’ esecuzione conforme allo stesso mandato, provvedemmo per mezzo di Ruggero di Addria procuratore della curia presso l’abbazia predetta, a cui di seguito scrivemmo, a che [le terre] dell’abbazia di Farfa con i diritti di potestà, i diritti e i proventi delle stesse, nel modo in cui il signor Falerone di Falerone e Rinaldo di Falerone li ebbero, venissero in tutto e in parte assegnate e allo stesso Rinaldo di Brunforte. Ordinando a tutti in forza dell’autorità regia che serviamo, che nessuno osi opporsi in futuro o molestare lo stesso Rinaldo nel possesso delle dette terre. A memoria di ciò e perché il presente scritto valga in perpetuo provvedemmo che fosse munito del nostro sigillo.

Dato a Recanati nell’anno del signore 1263 regnate l’indomito Manfredi, re di Sicilia nel quinto anno del suo regno, felicemente nel mese di marzo, sesta indizione.

EN      

Foggia / Recanati, March 1263.

Corrado Capece, vicar of Manfred, entrusts Raynald of Brunforte with possessions, rights and income from the lands of the abbey of Farfa previously granted to Falerone and Raynald of Falerone.

Corrado Capece, ally of the Serene lord king, his relative and vicar general in the duchy of the Marca and of Romagna. With the present writing, we notify all the allies of the king across the Marca that we received the following order from his magnificence. Manfred, king of Sicily by the grace of God, offers his grace and benevolence to Corrado Capece, his vicar in the Marca, friend and faithful ally. We command you, confiding in your loyalty, to assign the lands of the Abbey of Farfa to Raynald of Brunforte, in a similar manner as they had been previously assigned to Falerone and Raynald of Falerone, including the rights and income that our curia is entitled to, or to make sure that Raynald is granted said lands.

Issued by Giovanni di Procida in Foggia, March 6. sixth indiction.

We, wanting the aforementioned sacred royal mandate to be rightfully carried out, and with diligence, as far as the property, rights and proceeds of the Abbey of Farfa and its lands are concerned, ensured that Raynald of Brunforte acquired them with the intermediary of Ruggero di Addria, prosecutor of the curia at said abbey. By virtue of our royal authority, we order that nobody dares to ever oppose our decision, or interfere with Raynald’s rights over said lands. To strengthen the memory and the validity of this act, our seal shall be affixed. Issued in Recanati in the year of the lord 1263, as the indomitable Manfred reigns, king of Sicily in the fifth year of his reign, happily in the month of March, sixth indiction.

10. Archivio Storico Comunale di Sarnano, Fondo Diplomatico, n. 7

1 giugno 1265, Fabriano

Il rettore della Marca Simone Paltinieri rende indipendente la comunità di Sarnano dai signori rurali, proclama il comune di castello (communantia) e la porta sotto il controllo della Santa Sede a prezzo di un censo annuale di 26 denari ravennati e 30 prosciutti.

Symon miseratione divina tituli sancti Martini presbiter Cardinalis, apostolice sedis legatus, Rector Ducatus Spoletani et Marchie Anconetane. Ad cautelam presentium et memoriam futurorum. Affertur hominibus fides fida, salutis exquisite vehiculum et reparationis antitodum voti fidelis sortibus erigatur. Precingit etenim zona fidei lumbos incliti possessoris et corda fidelia consona cohabitatione decorat, dum subsistit ex fide vite spiraculum et incolit fidei vere cunas perfectiva consumatio caritatis. Porro multos habet fides non ficta prenuntios, quos actoris industria interioris hominis conformis habitui nativa necessitate quodam modo premittit in publicum et pandit actus exterioris indiciis inscripti characteris optiones. Set illud excelsum signum plene fidelitatis ingeritur dum fragilis humana conditio nec dubie sortis pavet ambiguum nec rapidarum flatu rapitur passionum. Hoc itaque privilegio discat tam presens etas quam posterorum successiva progressio quod, licet homines castri Sarnani Camerinensis diocesis, Ecclesie Romane fideles dudun Raynaldo de Brunforte, Guillemino de Massa et aliis pluribus eiusdem Ecclesie proditoribus manifestiis omagii iure subjecti et fidelium ipsorum onus inviti aliquandiu supportassent, cum eos tamen zelus effecate devotionis et fidei quem ad eamdem Ecclesiam nutriunt excitarent(!) onusti dominii sarcina qua forma venuste devotionis in eis deformabatur, excussa, in unum conventiculum ad decus eiusdem Ecclesie statumque fidelium prospere protegendum et fidele consortium convenerunt eligentes sibi, non absque apostolice sedis conniventia, in terra eiusdem Ecclesie, placidum incolatum et statuentes sibi ad invicem perpetuam stationem que comunantia vulgariter nuncupatur, ubi post certa domicilia multorum ipsius Ecclesie rebellium calculis propulsata sed digito Domini stabilita, magnis et claris operibus nomen ecclesiasticum, fundentes pro ipsius Ecclesie nomine sanguinem, extulerunt. Revera dum fidelitatis ipsorum patefacta notitia quam nobis laureandis operibus ediderunt, suavis est nostris sensibus tante fidei recens amplianda constructio et ad colupnas preservationis ipsorum nostri bases auxilii liberaliter exhibemus. Ut igitur manum ecclesie tam fidelis, tam accepta novaque constructio, in qua velut lapidem angularem tabernaculo fidelis federis stabilitum felices sortes ecclesie referuntur propitiam sortiatum, nos conventionem, constructionem et consortium hujusmodi predicti Comunis, ac hominum in situ, terminis et limitibus suis, auctoritate qua fungimur, acceptantes et locum ipsum ex nunc in antea nomine communantie titulantes eumdem locum statuimus, volumus et decernimus Communantia nuncupari; ita tamen quod ipsius loci potestatis seu rectoris electio, assumptio et institutio in domini summi pontificis Ecclesie Romane vel Rectoris Marchie, qui pro tempore fuerit, dispositione resideat et etiam optione ac incole seu habitatores ipsius loci presentes etiam et futuri, universaliter singuli et singulariter universi, eidem Ecclesie vel Rectori Marchie fictus, foculariorum nomine sive census annui, viginti sex denarios ravennatis monete annis singulis solvere et triginta spatulas sive presutia porcurum quibus provincia ipsa vescitur in signum devotionis in festo pascatis singulis annis eidem Rectori tradere ac offerre, parlamentum et exercitum generalem et particolarem predicte Ecclesie ac Rectori, quotiescumque et quandocumque iussi et requisiti fuerint, facere ac mittere teneantur; et quod continuo in Terra ipsorum Curia baiulum habeat atque constituat, iuxta sue beneplacitum voluntatis, jura, redditus et proventus ipsi Curie inibi debita collecturum, defensurum et balive officium impleturum pro ut in aliis terris et locis Marchie eidem Ecclesie immediate subjectis habere atque statuere consuevit. Et ut confertam eiusdem Ecclesie nostramque gratiam sentiant eorum devotionis habitum cognovisse, dum ipsos gratia specialitatis attollit, eosdem Comune seu homines ab omni dominio, fidelitate, iurisdictione, subjectione, homagio, subjugatione et servitute, juramento, pacto, obligatione, confirmatione, prescriptione ac qualibet alia firmitate vallatis quibus dominis de Brunforte, dominis de Massa, dominis de Smirillo, dominis de Monte Passillo, dominis de Castro Veteri qui Bonifacii nominantur, nunc Ecclesie predicte proditoribus et aliis quibuscumque ipsius Ecclesie rebellibus hactenus tenebantur, vel etiam subjacebant, eadem auctoritate, tenore presentium eximentes, absolventes et totaliter liberantes, ipsos Comune ac homines ac terram ipsorum cum omnibus bonis, juribus, honoribus, titulisi, liberatibus, immunitatibus et pertinentiis suis, que presentialiter habent et que adipisci iusto titulo poterunt in futurm, quos sub protectione apostolice sedis et nostra recipimus favorabiliter defendentes, quosque in iuribus suis omnibus conservare promittimus et in statu pacifico sicut fideles alios eisdem Ecclesie gubernare, eidem Ecclesie Romane eiusque dominio immediate supponimus et decernimus in perpetuum subiacere, ita quod nulli alii nisi eidem Ecclesie teneantur; concedentes eidem Comuni et hominibus supradictis universis et singulis ut non obstante consuetudine vel contradictione, impeditione aut molestatione quacumque predictorum dominorum vel alicuius et eorumdem eiusdem Ecclesie proditorum, quas protinus inhibemus, vel iure quod hactenus habuerunt in eisdem, libere ut fideles eidem Ecclesie immediato subiecti in dicta Communantia atque loco et habitaculis suis ad fidelitatem ipsius Ecclesie habitent et morentur, bonis suis, omnibus juribus et possessionibus pacifice sine cuiuscumque calupnia et molestia fruituri. Has autem concessiones et alia omnia supradicta tandiu et non amplius volumus valitura quousque in fide et devotione ipsius Ecclesie publice ac efficaciter permanebunt. Quam cito vero contra eamdem Ecclesiam ipsos contigerit spiritum rebellionis assumere, predicta omnia vires ex nunc decernimus non habere. In cuius rei testimonium presens privilegium exinde fieri fecimus nostri sigilli munimine roboratum. Datum Fabriani Kalenda Juni, Pontificatus Clementis pp. IV Anno primo.

ITA     

Simone, per divina misericordia, cardinale presbitero del Titolo di San Martino, Legato della Sede Apostolica, Rettore del Ducato di Spoleto e della Marca Anconetana, a cautela dei tempi presenti e a memoria di quelli futuri.

Una sincera lealtà viene portata dagli uomini per ergersi come strumento di salvezza e rimedio per il rinnovamento della promessa fedeltà. Infatti la fascia della fedeltà cinge i lombi dell’uomo illustre che la possiede e una corrispondente presenza onora i cuori fedeli, fino a che rimane saldo secondo la fede il soffio della vita e la piena realizzazione della carità abita i fondamenti della vera fede. D’altra parte una fede non falsa presenta numerosi indizi, che l’attività di ciò che agisce interiormente nell’uomo per innata necessità in qualche modo anticipa nella stessa forma pubblicamente e manifesta nei segni dell’atto esteriore le intenzioni del carattere nascosto. Ma quel più alto segno di fedeltà si manifesta pienamente quando la fragile condizione umana non ha paura dell’incerto destino né si fa trasportare dal vento dalle passioni variabili e tumultuose.
Da questo privilegio pertanto tanto il tempo presente quanto il successivo cammino dei posteri che, benché gli uomini del castello di Sarnano, Diocesi di Camerino, fedeli alla chiesa romana, soggetti per diritto di omaggio a Rinaldo di Brunforte, a Guglielmino di Massa e a molti altri manifesti traditori della Chiesa, abbiano sopportato per lungo tempo, e malvolentieri, il loro peso e dei loro seguaci, tuttavia muovendoli lo zelo della pura devozione e della fedeltà che nutrono verso la Chiesa, deposto il pesante dominio che snaturava in essi l’antica devozione, convennero in pubblica adunanza a decoro della Chiesa stessa e a salvaguardia della condizione e della pacifica convivenza dei fedeli, di stabilire per sé, non senza l’indulgenza della sede apostolica, nella terra della stessa Chiesa, una convivenza pacifica ed una perpetua coabitazione volgarmente chiamata comunanza, dove dopo essere stata ostacolata la loro permanenza dai disegni dei molti ribelli della Chiesa, ma consolidata dalla mano di Dio, esaltarono il nome della Chiesa con grandi e illustri opere e spargendo per la chiesa anche il loro sangue.

In verità nel momento in cui ci è giunta la notizia della loro fedeltà che a noi hanno reso pubblica attraverso lodevoli opere, risulta per noi tanto gradito il recente formarsi di una fedeltà così grande che si va allargando che noi con liberalità concediamo l’apporto del nostro aiuto a sostegno della loro stabilità.
Affinchè dunque la tanto gradita e tanto nuova costruzione riceva la forza propizia della chiesa, nella quale le felici sorti della Chiesa sono fondate come all’arca dell’alleanza è data solidità dalla pietra d’angolo, noi accettando il patto, la costruzione e il consorzio del predetto comune e dei predetti uomini nel luogo, nei termini e nei suoi confini, con l’autorità di cui godiamo, e denominando da ora in poi il medesimo luogo con il nome di comunanza, stabiliamo, vogliamo e decretiamo che sia chiamato Comunanza; tuttavia affinché l’elezione del podestà o del rettore dello stesso luogo, la sua assunzione ed istituzione si fondi sulla disposizione e anche sulla scelta del Sommo Pontefice o del Rettore della Marca pro tempore, i cittadini o abitanti nel medesimo luogo attuali e futuri, singolarmente e collettivamente considerati, sono tenuti, in ragione dei focolari o del censo annuo, a versare annualmente alla Chiesa o al Rettore della Marca, 26 denari di moneta ravennate e offrire e consegnare allo stesso Rettore 30 spalle o prosciutti di maiale come si consumano in questa provincia, in segno di devozione in occasione della festa di Pasqua di ogni anno, a istituire ed inviare alla Chiesa ed al Rettore tutte le volte ed ogni momento in cui venga ordinato e richiesto, il parlamento e l’esercito generale e particolare; e la Curia costituisca e mantenga sempre in questa Terra, secondo la sua volontà, un baiulo che rivendichi e difenda i diritti, i redditi e i proventi ivi dovuti alla Curia stessa e per adempiere all’ufficio dei balivo come si usò fare in altre terre e luoghi della Marca immediatamente soggetti alla Chiesa.
E affinché si rendano conto che la grazia della Chiesa e nostra, loro accordata, è dovuta alla loro devozione, questa grazia li eleva in dignità, sottraendo, sciogliendo e totalmente liberando questi uomini e il Comune da ogni dominio, [obbligo di] fedeltà, soggezione e servitù, giuramento, patto, obbligazione, assicurazione, prescrizione e qualsivoglia altra autorità di protezione dai signori di Brunforte, di Massa, di Smerillo, di Montepassillo, dai signori di Castelvecchio detti Bonifazi, ora traditori della Chiesa e da qualsiasi altro ribelle della chiesa cui essi fino a questo momento erano sottoposti o soggetti, con la loro terra, con tutti i beni, i diritti, gli onori , i titoli, le libertà, le immunità e le pertinenze che al presente hanno e che legittimamente potranno aggiungere in futuro; li accogliamo con favore sotto la protezione della sede apostolica e nostra difendendoli, e promettiamo di conservarli in tutti i loro diritti ed in pace e di governarli come gli altri fedeli della Chiesa e li poniamo sotto il suo immediato dominio e stabiliamo che vi rimangano in perpetuo in modo che non siano obbligati ad altri se non alla Chiesa; concediamo a questo Comune e agli uomini sopradetti, collegialmente e singolarmente considerati, che non frapponendosi la consuetudine o l’obbiezione o ostacolo o molestia da qualunque dei predetti signori o di qualsiasi altro traditore della Chiesa, che immediatamente proibiamo, o diritto che essi sino ad ora possano aver avuto, che abitino e dimorino in questa Comunanza, in questo luogo e nelle loro abitazioni liberamente come fedeli immediatamente soggetti alla stessa Chiesa, nella fedeltà alla stessa Chiesa e che godano dei loro beni, di ogni diritto e possesso, pacificamente senza alcuna contestazione o molestia. Tuttavia queste concessioni o tutto quanto sopra premesso vogliamo che valga per il tempo e nei limiti in cui [questi uomini e questo Comune] rimarranno pubblicamente ed effettivamente nella fedeltà e nella devozione della stessa Chiesa. In realtà, non appena dovesse accadere che gli stessi uomini assumano un animo di ribellione verso di essa, stabiliamo sin da ora che tutto quanto sopra non abbia più alcuna validità. A testimonianza di ciò quindi provvediamo a che il presente privilegio sia rafforzato dalla garanzia del nostro sigillo.

Dato a Fabriano il primo di giugno, nell’anno primo del pontificato di papa Clemente IV.

EN      

Fabriano, June 1, 1265.

The rector of the Marca Simone Paltinieri makes the community of Sarnano independent from the rural lords, proclaims it a castle-municipality (communantia) and places it under the rule of the Holy See at the price of an annual payment of 26 denari ravennati and 30 hams.

(Summary)

Simone, by divine mercy cardinal presbyter of the title of San Martino, Legate of the Apostolic See, Rector of the Duchy of Spoleto and of the Marca Anconetana, as a warning for everyone, future and present.

The presence of true faith is a means of salvation. An insincere faith reveals itself in the actions of men, showing what is in their soul. The ability not to let oneself be influenced by changing and tumultuous passions is proof of true fidelity. A virtue possessed by the people of Sarnano, in the diocese of Camerino, faithful to the Roman church, subject by right of homage to Raynald of Brunforte, Guglielmino di Massa and many other traitors of the Church, having long endured the dominion of these lords, now they have deliberated in public meeting, moved by their everlasting devotion to the church, to establish a peaceful and perpetual cohabitation vulgarly called comunanza, for a long time hindered also with bloodshed but consolidated by the hand of God. This is so appreciated that we offer our help in support of their stability. Therefore, by approving the pact, the constitution and the consortium of the aforementioned municipality in the said place and its borders, with the authority we have, we establish and order that it be recognised as a comunantia. However, in order for the election of the podestà or rector of the same place to be based on the authority of the Pontiff or the Rector of the Marca, citizens are required to pay annually to the Church or the Rector of the Marca 26 denari in Ravenna currency, according to the hearths or of the annual census, and to offer the Rector each year on Easter 30 pork shoulders or hams produced in this province, and to send their parliament and army whenever requested. By the grace granted to them thanks to their devotion, these men and the comune are released from any dominion, subjection or servitude, pact, obligation by the lords of Brunforte, Massa, Smerillo, Montepassillo, the lords of Castelvecchio called Bonifaci, and any other traitor of the Church. We allow these men to live as church-loyal citizens, enjoying their rights on their property without any disturbance. However, we want these concessions to be valid only within the limits and for the time in which these men and this municipality will remain faithful to the Church; shall they rebel against it, all of the above will no longer have any validity. As evidence of this, we ensure that this privilege is strengthened by the guarantee of our seal. Issued in Fabriano on June 1, in the first year of Pope Clement IV’s pontificate.

11. Archivio Storico Comunale di Sarnano, Fondo Diplomatico, n. 10

30 giugno 1267, Sant’Elpidio, convento di S. Francesco ; 18 Luglio1267, Macerata (documento in copia degli anni ’70 del XIII secolo)

Simone Paltinieri cardinal legato e rettore della Marca cita in giudizio la città di Fermo e il suo podestà Lorenzo Tiepolo e alcuni signori del territorio tra cui Rinaldo di Brunforte accusati di aver assaltato il castrum di Sant’Elpidio dove lo stesso Paltinieri si trovava a dimorare. Ordina loro di comparire entro tre giorni presso la curia della Marca Anconetana. Nomina poi un vicario, Clericacio di Monselice, suo parente, con l’incarico di occuparsi dei ribelli marchigiani.

In Dei nomine amen. Hoc est exemplum quorundam citationis et statutorum ac preceptorum latorum et scriptorum quod bone memorie dominum Simonem titulum Sancti Martini presbiterum cardinalem Apostolice sedis legatum rectorem ducatus Spoletani et Marchie Anconitane petiit in actis cum invenitur quorum omnium tenor est continentie talis.

In nomine Domini, Amen. Symon miseratione divina tituli Sancti Martini presbiter cardinalis, Apostolice sedis legatus, Rector Ducatus Spoletani et Marchie Anconitane, ad cautelam presentium et memoriam futurorum. Vox ecclesie degeneres filios se habere conquiritur dum persecutionem ab eis patitur, quos nutrivit, eosque, quorum damnationem non appetit, lamentatur et plorat iudicialis sententie iaculis feriendos. Ne vero virga correctionis debite videatur abesse, quam non ad mortem, sed ad convertionem peccatorum potius addit ipsa misericors divine legis consilii imitatrix. Nos querelam Ecclesie in hac presenti congregatione fidelium publicantes, Laurentium Teopolum, qui se dicit potestatem firmane (civitatis), Ranaldum de Brunfort, Guilemino de Massa, Thomassium Gottoboldi, Consilium et Commune Firmi, hostes et persecutores ecclesie manifestos, qui addentes peccata peccatis, die lune preterito proxime ad alios ad depopulationem castri Sancti Helpidij hostiliter, nobis presentibus, accesserunt, iniurias nobis graves et prefate ecclesie ac dampna hominibus dicti castri quam plurima inferentes, cum propter rebellionem ipsorum non sit tutum nuntios cum litteris nostris citatorijs accedere ad eosdem hoc publico editto citamus ut infra tertium diem ex nunc dicti Laurentius, Ranaldus, Gilleminus et Thomasium personaliter, Commune vero Firmanum per sindicum legitime ordinatum, comparent peremptorie coram nobis satisfacturi, nobis de injurijs nomine ipsius ecclesie irrogatis et de dampnis illatis Communi castri predicti et hominibus eiusdem castri que nuper et alias diversis vicibus intulisse noscuntur, ac mandatis nostris super huiusmodi plenarie parituri quibus securitatem plenariam, veniendi, morandi et redeundi plenam concedimus; aloquin, sive venerint sive non, contra eos procedimus prout iustitie ratio duxerit suggerendum. Ut autem presens citationis edictum predictis rebellibus esse non possit non notum, presentem paginam infingi fecimus in foribus dicti castri. Lecta et facta est citatio anno Domini millesimo ducentesimo sexagesimo septimo, mense Junii, die ultimo, indictione decima, pontificatus domini Clementis pp. IIII anno tertio, apud Sanctum Helpidium in ecclesia Fratrum Minorum eiusdem loci, conventu ipsorum fratrum ibi presente, ac in presentia magistri Bonacursi de Gonzaga notarii, domini …(lacuna) Episcopi quondam Bruniacensis, magistri Jacobi de Cumis, G. Archipresbiteris de Fabrica, magistri Thome de Sco Germano, Boni de Mediolano et aliorum testium rogatorum.

[Si omette il resto della trascrizione che presenta varie lacune in corrispondenza delle piegature del supporto.

Si tratta di diversi provvedimenti del Cardinale Paltinieri rivolti ai podestà, ai rettori e ai consigli di tutte le città, castelli, luoghi e terre fedeli alla Chiesa nella Marca Anconetana volti a punire con una sanzione di mille, per le città, o di cinqecento marche d’argento per tutti gli altri luoghi, qualsiasi comportamento che possa favorire o non contrastare i predetti ribelli e traditori della Chiesa. In particolare vengono sanzionati tutti coloro che pubblicamente o segretamente accolgono tali ribelli; chi riceva da costoro o invii loro messaggeri; chi si rifiuti di muovere guerra o di reprimere in qualsiasi modo i ribelli stessi, chi presti loro aiuto in qualsiasi modo.

Si legge, inoltre, l’elenco di alcune città legate ai predetti ribelli, per le quali si applicano le medesime sanzioni].

ITA    

Questa è la copia della citazione, dei decreti e dei precetti pronunciati e scritti che per buona memoria Simone, Cardinale presbitero del Titolo di S. Martino, legato della sede apostolica e rettore del ducato di Spoleto e della Marca Anconetana, chiese, trovandosi negli atti, il cui tenore è del seguente contenuto.
Nel nome del Signore, Amen. Simone, per divina misericordia Cardinale Presbitero del Titolo di S. Martino, Legato della Sede Apostolica, Rettore del Ducato di Spoleto e della Marca di Ancona, all’attenzione presente a futura memoria. La voce della Chiesa che lamenta di avere figli degeneri mentre da essi subisce persecuzione, figli che essa nutrì, di cui non desidera la dannazione, li compiange e li deplora sottoponendoli ai colpi di una sentenza giudiziale. Né, in verità, sembra mancare il bastone della correzione, che non per la morte ma piuttosto per la conversione dei peccatori concede con misericordia, imitando il disegno della legge divina. Noi rendendo pubblica la denuncia della Chiesa in questa presente Congregazione di fedeli, citiamo Lorenzo Tiepolo che si qualfica podestà della città di Fermo, Rinaldo di Brunforte, Gugliemino di Massa, Tommaso di Gottiboldo, il Consiglio ed il Comune di Fermo, manifesti nemici e persecutori della Chiesa i quali, aggiungendo peccati al peccato, lunedì scorso si portarono con altri, da nemici, a devastare il Castello di Sant’Elpidio, noi presenti, lo assaltarono, arrecando a noi e alla Chiesa gravi ingiurie e ingenti danni agli uomini di detto castello. Poiché a causa della loro ribellione non è sicuro che i messi con la nostra lettera di citazione possano raggiungerli, li citiamo attraverso questo pubblico editto affinché entro tre giorni i detti Lorenzo, Rinaldo, Guglielmino e Tommaso personalmente e il Comune di Fermo nella persona del sindaco legittimamente eletto, compaiano perentoriamente innanzi a noi, per rispondere a proprio nome delle ingiurie inferte a noi e alla Chiesa e dei danni arrecati al comune del predetto castello, danni che si sa vennero arrecati di recente e in altre diverse occasioni. A costoro, se obbediranno pienamente alle nostre disposizioni, concediamo la totale sicurezza di venire, dimorare e tornare, altrimenti, sia che vengano o no, procederemo contro di loro come ci avrà suggerito la giustizia. E inoltre affinché il presente atto di citazione non possa non esser noto ai predetti ribelli, abbiamo fatto affiggere il presente scritto nelle piazze di detto castello.
Questa citazione è stata letta ed eseguita nell’anno del Signore 1267, nell’ultimo giorno del mese di giugno, decima indizione, anno terzo del pontificato di papa Clemente IIII, a Sant’Elpidio nella chiesa di Frati Minori del medesimo luogo, presente la comunità degli stessi frati, e alla presenza di maestro Buonaccursio di Gonzaga notaio, del signor…. [lacuna] già vescovo Bruniacense, del maestro Giacomo di Cuma, G. Arciprete di Fabrica, di maestro Thoma di San Germano, di Bono di Milano e di altri testi richiamati.

EN      

Sant’Elpidio, convent of S. Francesco, June 30, 1267; Macerata, July 18, 1267 (the document is a copy from the 1270s).

The rector of the Marca Simone Paltinieri sues Lorenzo Tiepolo, podestà of Fermo, and some aristocrats, including Raynald of Brunforte, ordering them to present themselves in the curia to respond of the attacks inflicted to the castrum of Sant’Elpidio where the rector himself was staying . He compels them to appear before the curia of the Marca Anconetana whitin three days, and appoibnts his relative Clericacio from Monselice to represent him in the dispute against the rebels.

 In the name of the Lord, Amen. Simone, by divine mercy Cardinal Presbyter of the Title of St. Martin, Legate of the Apostolic See, Rector of the Duchy of Spoleto and of the March of Ancona, for present and future reference. The voice of the Church that complains of having degenerate children while undergoing persecution from them, children it nurtured, by whom it does not wish to be damned, pities and deplores them by subjecting them to the blows of a judicial sentence, not wishing their death but their conversion. We mention Lorenzo Tiepolo who declares himself podestà of the city of Fermo, Raynald of Brunforte, Gugliemino di Massa, Tommaso di Gottiboldo, the Council and the Municipality of Fermo, manifest enemies and persecutors of the Church who, adding sins to sin, last Monday brought other enemies to devastate the Castle of Sant’Elpidio, attacked it in our presence, causing serious injuries and considerable damage to the men of that castle. It is not sure whether the messengers bearing our letter of summons can reach them due to their rebellion, so we bring action against them through this public edict so that the said Lorenzo, Raynald, Guglielmino and Tommaso personally, and the Comune of Fermo in the person of its legitimately elected podestà, peremptorily appear before us within three days, to respond in their own name of the insults inflicted on us and the Church and the damage caused to the Comune of the aforementioned castle, damage that is known to have been caused recently and on various other occasions. To them, if they fully obey our dispositions, we grant total security when coming, dwelling and returning, otherwise, whether they come or not, we will prosecute them according to justice. In addition, we have had this writing posted in the squares of the aforementioned castle, so that the present summons cannot be known to the aforementioned rebels.
This subpoena was read and executed in the year of the Lord 1267, on the last day of June, in the tenth indiction, third year of the pontificate of Pope Clement III, in Sant’Elpidio in the church of of the Friars Minor in the same place, in the presence of the community of the same friars, and in the presence of master Buonaccursio di Gonzaga, notary.…. [unintelligible] former bishop of Bruniacense, master Giacomo di Cuma, G. Archpriest of Fabrica, master Thoma of San Germano, Bono of Milan and other texts mentioned.
[We refrain from transcribing the rest of the text, presenting a number of missing sections where the document folds. The text introduces a list of orders by Cardinal Paltinieri to the podestà, rectors and councils of all the cities and settlements allied to the Church in the Marca Anconetana: any act promoting or even not opposing the aforementioned rebels and traitors of the church would be sanctioned. Above all, whoever would give hospitality to said rebels, overtly or secretly, would have been punished; same for those who would receive or send ambassadors to them; those who refused to fight or repress the rebels, or would support them in any way. The document also lists the cities that would be sanctioned for supporting the aforementioned rebels].

 

12. Archivio Storico Comunale di Sarnano, Fondo Diplomatico, n. 36

23 novembre 1281, Gualdo

Rinaldo di Brunforte, eletto podestà di Pisa, in procinto di lasciare le sue terre affida ai figli Corrado, Rinalduccio e Gualtiero la gestione del suo patrimonio, libera alcuni dei suoi vassalli e cede al comune di Sarnano la giurisdizione su “castra” e”villae” del territorio.

In Dei nomine amen. Anno Domini M. CC. LXXXI, indictione VIIII, tempore domini Martini pape quarti, die VIIII exeunte novembre, in castro Gualdi, in girone actum fuit hoc. Nobilis vir dominus Rainaldus de Brunforte, cum deberet se absentare et ire extra provintiam Marchie et ire ad civitate Pisarum ad exercerdum officium potestarie dicte civitatis quod assunserat sive adoctaret sua propria et spontanea voluntate et libero arbitritrio , fecit, constituit, ordinavit, atque creavit ibidem presentes et subscipientes et consensientes unus in alterum et acceptantes que fiebant per dictum dominum Raynaldum, dominum Corradum, Raynalducium et Gualterium suos filios generales procuratores et spetiales nuntios et negotiorum gestorum tam ad causas quam ad negotia et ipsorum quemlibet principaliter et in solidum, ita quod non esset melior conditio occupantis et quod per unum inceptum posset per alium ipsorum mediari, terminari et finiri, ad amministrandum bona ipsius, locandum, colendum, ad alienandum, vendendum, obligandum, et donandum de bonis dicti domini Rainaldi. Et ad petendum et absolvendum debita creditorum et ad exigendum et petendum debita dicti domini Rainaldi a debitoribus, sive etiam ad petendum et proseguendum iura et actiones competentes ipsi nobili adversus quascumque personas hominum tam ecclestiasticos quam seculares, collegia seu universitates et ad paciscendum et transiendum, finiendum, concordandum pacta et conventiones iniendas et faciendas et ad remittendum iniurias et offensas illatas per quascumque personas ipsi nobili et in bonis ipsius vela liqui pro eo realiter vel personaliter. Et ad libertates dandas et faciendas et ad manumittendum, liberandum et adfrankandum suos vassallos homines et ad remittendum omagia, fidelitates, vassallagia et ad liberandum et ad quietandum ascriptiticios, colonarios, censitos, glebanarios, agricolas, edititios censitos et condititios et angarie et parangarie conditorum, astructos et fidutiarios et manentes et glebanarios. Et liberare homines suos et vassallos ab omni genere et vinculo et nessu servitutis quocumque modo, causa vel forma esset quis sibi obligatus, realiter vel personaliter et sub quacumque forma. Et ad restituendum natalibus et iuri arreorum anulorum et ad dividendum cum vassallis suis et ad capiendum partem bonorum et adcipiendum illam quantitatem pecunie in qua concordaverint et ad faciendum finem et quietationem de predictis. Et specialiter ad pacisciendum, concordandum, liberandum et ad frankandum et ad quietandum homines castri Sarnani, tam mares quam feminas, qui essens sibi ex aliqua supradictarum causarum et quacumque causa, modo et forma et sub quacumque conditione essent sibi obligati tam ex numeratis supra (quam) ex non numeratis conditionibus et modis superius declaratis. Et ad pacisciendum et componendum cum predictis et ad dandum, cedendum et concedendum habitatores Sarnani infrankitiam et communantiam et iurisdictioni ipsius castri Sarnani, abdicando a se omnem iurisdictionem quam ipse habebat in castris Brunforti, castri Podii, Sci Michaelis, castri Malvecini et castri Excliti et castri Veteris, castri Bisuli et castri Balci et villarum dictorum castrorum et ad dandum et concedendum homines de Gualdo, qui nunc habitant in Sarnano, habitationi dicte terre Sarnani. Et ad dandum ipsa castra et podia ipsi communi Sarnani, scilicet Brunforte, Malvecini, Podii Sci Michaelis, Excliti et ad damdum et concedendum et cedendum ius quod habet in podio Castriveteris, Bisuli et Balci et iusirdictionem dicti castri Sarnani. Et ad liberandum et ad frankandum eos ut supra dictum est et ad cambiandum et permutandum et alienandum cum predictis hominibus, communantiis et aliis personis et specialiter cum universitate castri Sarnani et singularibus personis et cum aliis omnibus qui fuerunt actenus dictorum castrorum. Et ad concedendum supra dicta castra cum eorum districtu iurisdictioni dicti castri Sarnani. Et ad comparendum coram religiosi viri dominis abbatibus scilicet dompno Iohanne abbate Sci Anestasii et dompno Mauro abbate monasterii Publice, arbitris, arbitratoribus et amicabilibus compositoribus et sedatoribus discordie et tractatoribus pacis, positis et electis ab ipso domino Rainaldo et per ipsum dictum Rainaldum ex una parte et per commune castri Sarnani ex altera, secundum formam compromissi scripti manu magistri Captie notarii, magistri Gentilis notarii, magistri Iacobi notarii et magistri Iacobi Angeli notarii vel ipsos et alterum ipsorum subscript (orum). Et ad audiendum laudum, arbitrium, diffinitionem et amicabiles compositores et quod ipsis disserint super concordiam faciendam inter ipsum dominum Rainaldum et dictum commune et singulas personas dicte universitatis et ad standum predictis et ad ratificandum quicquid per dictos abbates dictum fuerit in predictis et sub quocumque modo et forma et ad iurandum super omnibus, supra declaratis et dictis articulis, in anima ipsius domini Rainaldi de perpetuo adtendenda et observanda omnia supra dicta et rata et firma habenda pro se suosque heredes et posteros subcessores et quicquid factum fuerit per ipsos procuratores vel alterum ipsorum et laudatum et arbitratum fuerit et pronuntiatum et dictum fuerit per predictos abbates. Et generaliter ad omnia alia et singula facienda et exercenda in predictis et circa predicta per predictos procuratores negotiorum gestorum (!) et legitimos bonorum administratores ipsius domini Rainaldi gestum, factum fuerit et promissum sub pena quinque milia milium marcharum argenti et etiam dicta pena promissa et stipulata per me notarium infrascriptum nomine quorum intererit et specialiter nomine communis Sarnani et pro ipso commune et singularium personarum. Insuper Actavianus filius dicti domini Rainaldi, ibidem presens et consentiens predictis, ratificavit quicquid factum fuerit et gestum fuerit per ipsos procuratores vel alterum ipsorum in quolibet supra dictorum et laudatum fuerit per predictos abbates. Et promisit non venire contra ratione aliqua vel exceptione iuris vel facti sub pena supra dicta et obligatione suorum bonorum predictorum, communis Sarnani et specialium personarum et aliorum quorum intererit per me notarium infrascriptum stipulata nomine, nec per se vel aliam personam ab eo summissa(m) vel summittenda(m). se predicta promisit per se suosque heredes habere rata et firma iam dicta pena, que totiens committatur exigi possit in quilibet capitulo et in solidum quotiens contraventum fuerit in aliquo vel aliquibus ex supra dictis capitulis de iure vel de facto; qua soluta vel non, tamen contractus iste semper in sua firmitate perduret.

Presentibus domino Guarnerio domini Morani, domino Thomassio Scalioni, magistro Guilielmo de Tolentino, Manente Gualteronis, Bonaventura Alberti et domino Ho(mo)? Iudice de Fano et dictis abbatibus testibus.

Ego Iacobus Angeli notarius hiis omnibus interfui et una cum magister Gentile de Penna Sci Iohannis et magistro Munaldo Iacobi notario scripsi et publicavi.

Ego Nicola Bonavalie de Gualdo, a dicto nobili Rainaldo una cum supra dicto magistro Iacobo notario et magistro Gentile de Penna notario et magistro Munaldo de Sancto Genesio, rogatus, me subscripsi et meum signum apposui. 

ITA     

Nel nome di dio. Amen. Nell’anno del Signore 1281, nona indizione, al tempo di papa Martino IV, il nono giorno alla fine di novembre, nel castello di Gualdo, fatto nel girone. Il nobiluomo Rinaldo di Brunforte, dovendo assentarsi e recarsi fuori dalle Marche presso la città di Pisa per esercitare l’ufficio di podestà di detta città, ruolo che ha intrapreso ovvero assunto di sua spontanea volontà e liberamente, fece, costituì, nominò i presenti e consenzienti l’uno per l’altro, e accettanti, Corrado, Rinaldo e Gualtiero suoi figli, che per mezzo del detto signore Rinaldo venivano resi procuratori generali e messi speciali degli affari già in essere, tanto per le cause quanto per i contratti, e dei medesimi ciascuno in prima persona e in solido così che non vi sia vantaggio per chi se ne occupa (la migliore condizione non sia di chi si impegna) e ciò che venga iniziato da uno possa essere portato avanti o determinato o concluso da un altro dei medesimi; per amministrare i beni, locarli, coltivarli; per alienare, vendere, impegnare e donare i beni del detto Rinaldo. E per sciogliersi dai prestiti verso i creditori e saldare i debiti e per esigere e chiedere quanto dovuto a detto Rinaldo dai debitori, o anche per domandare giustizia o proseguire azioni spettanti allo stesso nobile contro chiunque, tanto ecclesiastici quanto laici, collegi o comunità e per accordarsi, desistere , definire patti e convenzioni sia da iniziare sia da portare avanti e per perdonare offese o danni cagionati da chiunque agli stessi nobili e ai beni del medesimo o a qualcuno per suo conto, realmente e personalmente. E per concedere e dare libertà e per svincolare, sciogliere ed affrancare i suoi vassalli e per rimettere omaggi, fedeltà, vassallaggi e per liberare e sciogliere gli assegnatari, i coloni, i censuari, i servi della gleba, i contadini, i debitori di censo, angarie e parangarie, gli obbligati, i fiduciari, i manenti e i servi della gleba. E per liberare i suoi uomini e vassalli da ogni genere sia di vincolo che di rapporto di servitù in qualunque modo, causa o forma esso sia obbligato, realmente o personalmente, e sotto qualunque forma. E per restituire il diritto dei natali e dell’anello d’oro e per dividere e scegliere con i suoi vassalli parte dei beni e per ricevere quella quantità di denaro con cui sarà stato pattuito di definire e dare quietanza sulle predette cose. E specialmente per venire a patti, accordarsi, liberare ed affrancare e venire a quietanza con gli uomini del castello di Sarnano, tanto uomini quanto donne, che siano obbligati verso di lui per qualunque delle cause sopra dette sia per quelle sopra enumerate sia per condizioni e modi sopra non esplicitamente dichiarati.
E per venire a patti e accordarsi con i predetti e per dare, cedere e concedere agli abitanti di Sarnano franchigia e comunanza e la giurisdizione sullo stesso castello di Sarnano, rinunciando a ogni giurisdizione che egli stesso aveva sul castello di Brunforte, sul castello di Poggio S. Michele, sul castello di Malvicino e sul castello di Schito e su Castelvecchio, sul castello di Bisio e sul castello di Balzo e sulle ville di questi castelli. E per concedere questi stessi castelli e poggi al medesimo Comune di Sarnano, cioè Brunforte, Malvicino, Poggio San Michele, Schito e per dare e cedere i diritti che egli possiede sul poggio di Castelvecchio, di Bisio e di Balzo e la giurisdizione al detto castello di Sarnano. E per scioglierli ed affrancarli come sopra detto e per scambiare e permutare e alienare con i predetti uomini, comunanze e altre persone e in special modo con la comunità del castello di Sarnano e con i le singole persone e con tutti gli altri individui che fino a questo momento appartenevano ai detti castelli. E per concedere la giurisdizione sopra detti castelli con i loro distretti al detto castello di Sarnano. E per comparire innanzi ai religiosi signori abati, cioè Giovanni, abate di Sant’Anastasio e Mauro, abate del monastero di Piobbico, arbitri e compositori amichevoli , pacificatori delle discordie e mediatori di pace, proposti e nominati dallo stesso Rinaldo e per conto dello stesso Rinaldo da una parte e per il comune di Sarnano dall’altra, come dal compromesso scritto per mano di maestro Caczia, notaio, di maestro Gentile, notaio, di maestro Berardo di Giacomo, notaio e di maestro Giacomo d’Angelo, notaio, e sottoscritto dagli stessi e dagli altri. E per ascoltare il lodo, l’arbitrato, la definizione e gli arbitri ( compositori amichevoli ) e ciò che esporranno circa il concordato da stipularsi tra lo stesso Rinaldo e il detto comune e le singole persone di detta comunità; per attenersi a quanto predetto e per ratificare qualsiasi cosa verrà pronunciata per mezzo dei detti abati sulle stesse cose in qualunque modo e forma; e per prestare giuramento su ogni cosa, sui punti dichiarati ed esposti, sempre ponendo attenzione e rispettando, nello spirito dello stesso Rinaldo, tutte le cose sopra dette e ratificate e mantenendole per sé e per i suoi eredi e per i futuri successori, sia per tutto ciò che verrà fatto per mezzo dei medesimi procuratori o di alcuno di essi sia per ciò che sarà deciso con il lodo e l’arbitrato e pronunciato per mezzo dei predetti abati. E in generale ogni altra cosa da compiersi e da esercitarsi di quanto sopra per mezzo dei detti procuratori e legittimi amministratori dei beni dello stesso Rinaldo, sarà cosa compiuta, azione e promessa sotto pena di cinquemila marche d’argento e anche questa sanzione viene garantita e stipulata da me notaio infrascritto a nome di chi sarà interessato ed in particolare per conto del comune di Sarnano sia per il comune che delle singole persone.
Inoltre Ottaviano figlio del detto Rinaldo, parimenti presente e in accordo su quanto sopra esposto, ratifica tutto ciò che verrà compiuto per mezzo degli stessi procuratori o di uno dei medesimi in tutto quanto sopra detto e che verrà concordato per mezzo dei predetti abati.
E promette di non ricorrere per nessuna ragione o eccezione di diritto o di fatto, pena la sanzione di cui sopra e il vincolo dei propri beni già menzionati, stipulato [ la sanzione e il vincolo] dal sottoscritto notaio in nome del comune di Sarnano, di ogni singola persona e di tutti gli altri interessati, non per sé o per altra persona a lui sottomessa o da sottomettersi; egli promette di considerare stabilito e firmato da lui stesso e per i suoi eredi quanto sopra sotto la già detta pena, che può essere richiesta per ogni capitolo e per l’intero tutte le volte che si sarà contravvenuto in fatto o in diritto ad ogni articolo sopra indicato; e pagata o non pagata la detta sanzione, tuttavia codesto contratto perduri nella sua efficacia.

Alla presenza di Guarniero del signor Morano, signor Tomassio di Scalione, maestro Guglielmo da Tolentino, Manente di Gualtierone, Bonaventura di Alberto e il signor Ho(mo) iudice di Fano e i detti abati, testimoni.
Io Jacobo di Angelo notaio fui presente a tutte queste cose e insieme a maestro Gentile di Penna San Giovanni e a maestro Monaldo di Jacobo notaio, ho scritto e pubblicato.
Io Nicola Bonavalie di Gualdo, su richiesta del signor Rinaldo, insieme con il sopra citato maestro Iacobo notaio e maestro Gentile di Penna notaio e maestro Monaldo di San Ginesio, ho sottoscritto e ho apposto il mio contrassegno.

EN      

Gualdo, November 23, 1281.

As he leaves Sarnano after having been appointed podestà of Pisa, Raynald of Brunforte entrusts his property to his sons Corrado, Rinalduccio and Gualtiero, frees some of his vassals and gives up on his rights over the castra and villae on the lands of Sarnano.

(Summary)

In the name of God amen. In the year of the Lord 1281, the ninth indiction, at the time of Pope Martin IV, November 21, in the court of the castle of Gualdo.

Raynald of Brunforte, having to leave Le Marche for the city of Pisa, where he has been called to carry out the office of Podestà, appoints Corrado, Raynald and Gualtiero his sons general delegates, both jointly and individually of all his affairs, both already in existence and starting, both judicial and contractual. Either to administer his assets or to sell, pledge or donate them. Both towards debtors and creditors, both to ask for justice and to agree to pacts and conventions, and to forgive offenses. And to grant rights, release and free his vassals, colonists, servants from any bond of servitude. And to restore the birthright and the right of the golden ring and handle relations with his vassals. And especially to come to terms and agree and free the men of the castle of Sarnano, both men and women, granting them freedom and the right to establish a comune, renouncing any jurisdiction over the castle of Brunforte, over the castles of Poggio S. Michele, of Malvicino , of Schito and Castelvecchio, of Bisio, of Balzo and on the ville of these castles, granting the rights he owns on these same castles to the Municipality of Sarnano.
And he confers on the said procurators the faculty to appear before the Abbot Giovanni of the Monastery of Sant’Anastasio and the Abbot Mauro of the Monastery of Piobbico, arbitrators and pacifiers of disputes appointed by himself on the one hand and by the Comunity of Sarnano on the other, as per the act already drawn up by the notaries Caczia, Gentile, Berardo di Giacomo and Giacomo d’Angelo. With the obligation to comply to what will be established by said abbots and to respect their decisions. Everything said or done with the intermediary of the aforementioned delegates will count as done by Raynald himself and will be valid for his heirs and successors under penalty of five thousand silver marche.
Furthermore, Ottaviano, son of the aforementioned Raynald, approves all of the above and undertakes to ratify all that will be done by the aforementioned prosecutors. Also for him, in the event of opposition, the same penalty applies, and will not remove the effectiveness of this contract, paid or not.

 In the presence of Guarniero di Morano, Tomassio di Scalione, maestro Guglielmo da Tolentino, and other witnesses. I, Jacobo di Angelo Notary, testify all these things together with Maestro Gentile from Penna San Giovanni and the notary Monaldo di Jacobo. I, Nicola Bonavalie from Gualdo, together with the aforementioned master Iacobo, notary and master Gentile from Penna, and notary and master Monaldo from San Ginesio, have signed and affixed my mark at the request of Lord Raynald.

13. Archivio di Stato di Fermo, Fondo Diplomatico, Hubart n. 112

22 novembre 1281, Roccabruna (Sarnano), convento dei Frati Minori

Rinaldo di Brunforte detta il suo testamento lasciando donazioni in denaro ai principali edifici sacri del territorio, distribuendo beni e denaro a membri della sua famiglia e istituendo suoi eredi universali il comune della città di Fermo e i figli Rinalduccio, Corrado, Gualtiero e Ottaviano.

In Dei nomine. Amen. Anno Domini Millesimo ducentesimo, octuagesimo primo, indictione nona, die XXII mensis novembris, tempore domini Martini pp. Quarti. Nobilis vir dominus Raynaldus de Brunforte, sanus mente et corpore, nolens decedere intestatus, hoc testamentum sine scriptis per nuncupationem facere procuravit. Primo quidem pro anima sua distribuendas reliquid ducentas libras vult. et ancon. in hunc modum, videlicet pro petitione XX soldos, item monasterio Clarevallis de Flastra XXV libras vult. et ancon. reliquid. Item monasterio Sce Marie de Publica XXV libras reliquid. Item monasterio Sci Anastaxi de Roccha Calvellis X libras reliquid. Item monasterio Insule XV libras vult. reliquid. Item loco fratrum minorum de Firmo pro fabrica seu laboritio ecclesie dicti loci quinquaginta libras vult. et. ancon. reliquid, apud quam ecclesiam Sci Francischi de Firmo sibi sepulturam elegit. Item loco fratrum predicatorum de Firmo pro fabrica seu laboritio ecclesie dicti loci centum solidos reliquid. Item loco fratrum Sci Augustini de Firmo pro fabrica seu laboritio eiusdem ecclesie XL solidos reliquid. Item cuilibet ecclesiarum de terra sua XX solidos eodem jure pro anima sua reliquid. Item ecclesie Sci Constantii de Podio eodem jure XL solidos reliquid. Item monasterio dominarum de Gualdo centum soldus pro anima sua reliquid. Item loco fratrum minorum de Roccha Bruna eodem jure XXV libras reliquid et mandavit et voluit quod homines sui et filii infrascripti teneantur et debeant semper dictum locum retinere in bono statu et dare fratribus dicti loci expensas et indumentum sicut in testamento domini Phildesmidi de Moliano avi sui plenius continetur. Item loco dominarum Sce Marie virginum de Firmo pro fabrica ecclesie dicti loci tres libras vult. reliquid. Item monasterio dominarum loci Sci Johannis de Monte Ulmi pro fabrica ecclesie tres libras reliquid. Item reliquid cuilibet filiarum Thebaldi domini Gentilis, que se Deo dedicaverunt, XL soldos reliquid. Item monasterio Sci Venancii de Firmo pro fabrica ecclesie XL soldos reliquid. Item domine Johanne abbatisse monasterii Sci Michaelis de Penna XL solidos reliquid. Item fratribus Sci Silvestri de Cingulo centum soldos reliquid. Item loco fratrum minorum de Sco Genescio pro edificatione ecclesie dicti loci C soldos reliquid. Item monasterio dominarum Sci Johannis de Sco Genescio tres libras reliquid. Item Alluminate domini Thodini XL soldos reliquid. Item cuilibet loco fratrum minorum de firmana custodia pro necessitatibus suis XX soldos reliquid. Ad que omnia et singule relicta et legata suprascripta et infrascripta fecit, constituit et ordinavit dominam Foresteriam uxorem suam et dominum Corradum eius filium suos fideicommissarios, quibus dedit licentiam et liberam potestatem predicta et infrascripta omnia et singula relicta et legata satisfaciendi et restituendi de fructibus et redditibus et juribus Castri Colonnati et suarum pertinentiarum. Et si dicti fructus et redditus non sufficerent ad ad satisfactionem ipsarum vel alias quomodolibet impedirentur, ita quod non posset percipi, iuxit et voluit satisfieri et adimpleri per dictos suos fideicommissarios de aliis suis bonis mobilibus et immobilibus, juribus et actionibus; quibus dedit licentiam et potestatem vendendi, alienandi et obligandi et satisfaciendi predicta cum conscilio et voluntante fratris Ugolini filii sui. Item iuxit restituit quibusdam de Sco Elpidio ad Mare pro hemendatione duorum someriorum X libras vult. et si certe persone non invenirentur, iuxit expendi inter pauperes dicti castri pro anima illorum cuius fuerint dicti somerii. Item reliquid ecclesie Sci Johannis de Pitriolo pro emendatione unius bovis centus solidos. Item pro incertis ablatis que recepit ab Ascaranis dum fuit in terra Sci Angeli, si certe persone non invenirentur quibus debeat fieri restitutio, XXX libras vult. fratribus minoribus reliquid. Item reliquid monasterio Insule pro restitutione unius crucis X libras. Item monasterio de Volubro pro fabrica ecclesie centum soldos reliquid. Item Matheo Berardi de Ripatransonis XXV libras vult. jure legati reliquid. Item mandavit et voluit quod sui heredes dationem et concexionem factam duabus monansteriis de Gualdo et ipsi monasterio de bonis et possessionibus, que nunc habent et possident, observent et ipsum monasterium in hiis aliquatenus non molestent, sed potius teneantur contra quamlibet personam iuxta posse defendere dictum monasterium et bona omnia. Item mandavit et voluit quod sui heredes et fidecommissarii teneantur et debeat satisfacere quodquod ipse testator satisfacere tenetur ratione fideicommissarie et testamenti domini Fildesmidi avi sui et domini Corradi de Sterleto. Item iussit et voluit quod sui heredes teneantur et debeant facere milites Monconem domini Guidonis et Rudolfum Melioris si voluerint reciperent honorem militie, alioquim cuilibet ipsorum quinquaginta libras vult. et. ancon. jure legati reliquid. Item mandavit et voluit quod sui heredes teneantur prestare domine Thome Scallioni alimenta necessaria dum fuerit exul extra Regnum. Item Domino Deoteacconmando de Eschegia pro restitutione unius equi quod ab eo habuit apud Ascisium XXX libras vult. reliquid. Item reliquid jure legati Matheo de Auximo, Macceo de Pistoria et Jucche familiaribus suis mansa que nunc habent et tenent dum voluerint permanere in servitio filiorum et heredum suorum. Item iussit et voluit quod sui heredes teneantur et debeant providere familiaribus suis de aliqua quantitte pecunie sicut eis videbitur expedire, non ostante relicto eis facto in testamento scripto mani Gentilis Scote de Sco Con[stantio](?) notario quod ex nunc revocat. Item Bonaventure abbati de Gualdo jure legati reliquid X libras et iuxit sibi satisfacere in totum de toto debito quod sibi tenetur. Item Bonaventure de Porta unum mansum apud Gualdum vel apud Castrum Leonem jure legati reliquid si voluerit permanere in servitio filiorum suorum. Item iuxit et voluit quod sui heredes teneantur et debeant satisfacere in totum quod satisfacere ipse tenetur domino Berardo Guidolini pro dote uxoris sue Benvenute. Item iuxit et voluit et mandavit quod sui heredes teneantur dare et dent et adsignent Dominico Berardi filio olim Johanne(!) de Sco Angelo unum bonum mansum ita quod ex ipso possit commode substentare et vivere cum uno equo. Item reliquid eidem Dominico victum et vestitum in domo sua cum suis heredibus donec cum ipsis voluerit permanere. Item domino Marinello de Sco Angelo medico victum et vestitum necessarium in vita sua in doma sua cum filiis suis jure legati reliquid. Item fratri Joseph de Sco Angelo pro anima sua sex libras vult. et ancon. reliquid. Item domine Foresterie uxori sue jure legati reliquid ducentas et quinquaginta uncias auri quas pro ea in dote confessus fuit integraliter recipisse et in augmentum dotis dicte sue uxori jure legati reliquid mille libras vult, pro qua dote et quantitate predicta jure legati reliquid eidem domine Forasterie bona omnia, jura et actiones que et quas habet et tenet ipse vel alius pro eo in castro Monti Sci Martini, Collis Meruli et Sci Angeli in Pontano et in suis territoriis. Item reliquid ipsam dominam Foresteriam dominam et usuariam in domo sua cum filiis suis; et quod sui heredes et filii teneantur et debeant eidem domine prefate necessaria alimenta in vita sua et quod ipsam teneant in dominam et matrem et quod in nullo sibi deficiant in vita sua. Item Francische filie sue iuxit satisfieri in totum de illa quantitate quam sibi dare tenetur pro resciduo sue dotis et centum libras vult. de suis bonis jure legati reliquid. In quibus centum libris et in dotem, quam sibi dedit cum copulavit ipsam in matrimonium cum Rinaldutio de Monte Viridi viro suo ipsam Francescham(!) sibi heredem instituit ita quod sit tacita et contenta de hiis pro parte legitima et hereditate s[uorum bo]norum. Et hoc relictum pro institutione habeatur. Item domine Margarite filie sue centum libras vult. et ancon. reliquid, in quibus et in dotem suam, quam ei dedit cum copulavit eam matrimonio cum [domino] Ri[gin]aldo de Fallerone viro suo, ipsam sibi heredem instituit, ita quod sit tacita et contenta de hiis pro parte suorum bonorum legitima et hereditata. Et hoc pro institutione he[reditatis] [h]abeatur. In super voluit et mandavit quod dicte filie, scilicet Francescha et domina Margarita possint et debeant habere regressum ad bona sua pro alimentis earum si necessitas ei supervenerit, et eis [non suffice]rent bona sua. Item fratri Ugolino filio suo pro libris sibi emendis centum libras vult. et ancon. reliquid et quator libras annuatim pro thunicis suis et in hiis ipsum sibi heredem instituit. Item mandavit et voluit integre restitui quicquid de dotibus domine Angese uxoris Gualterii filii sui et domine Altegrime uxoris Ranaldutii filii sui expensum fuerit et conversum pro communi utilitate do[mus su]e. Et hoc fiat de plano sine strepitu et figura judicii sicut per suos fideicommissarios fuerit stabilitum ac etiam judicatum. In super iuxit et voluit plene satisfieri et restitui omnibus quibus ipse tenetur casu aliquo vel modo sive in dampnis datis vel acceptis habeis per se vel alios occasione sui, primo ecclesiis suis et aliis sive monasteriis, vaxallis suis, civitatibus, communantiis et quibuscumque aliis personis et locis de suis bonis per dictos suos fideicommissarios ut dictum est, de conscilio et assensu fratris Ugolini filii sui predicti; quibus dedit licentiam et potestatem vendendi, alienandi et distribuendi de dictis bonis et juribus relictis superius et aliis suis bonis usque ad satisfactionem condignam et predicta omnia et singula relicta et legata satisfaciendi et adimplendi sicut eis videbitur expedire. Si vero dicti sui fidecommissarii non satisfecerint predicta legata et relicta communiter et concorditer, possit quilibet fideicommissariorum predictorum singulariter facere. Quibus vel cui ex tunc dedit licentiam et liberam potestatem apprehendi tenutam dictorum bonorum, proventuum et reddituum et vendendi, alienandi et distribuendi sicut superius est expressum in quolibet capitulo predictorum. Et si aliquis ex heredibus suis impediret seu impedimentum prestaret dictis fideicommissariis suis ut predicta sibi commissa non possent executioni mandari, ipsum ex nunc sicut ingratum privat ab hereditate sua. Et vult quod hereditas sua deveniat in alium vel alios heredes volentes executionem facere et fieri facere de predictis relictis et legatis. Et si dicti fideicommissarii non mandaverint executioni predicta vel quod fuerint negligentes, guardianus loci fratrum minorum de Firmo et custos de custodia Firmana habeant liberam potestatem privandi dictos fideicommissarios ut negligentes et alios fideicommissarios substituendi loco ipsorum; qui eandem licentiam, vim ac potestatem ad predicta quam dicti fideicommissarii dignoscuntur habere in singulis capitulis predictorum habeant. Item iuxit et voluit plene satisfieri in totum Nicolicte domini Giberti de Firmo de omni re quod sibi tenetur tam ratione sui quam etiam ratione domini Munaldi domini Angelerii. Item iuxit plene satisfieri de omni eo quod ipse tenetur filiis Saladini domini Palmeri et filiis Angelutii de Sco Angelo et filie Gentilis de Montesfortino quam habet in uxorem filius domini Albertutii de Montespaxillo et heredibus Benvenuti Imbosi de Florentia.

Item in omnibus aliis meis bonis de Marchia et de montangeiis mobilibus et immobilibus, iuribus et actionibus et ubicumque po[sitis] commune civitatis Firmi et Ranaldutium, dominum Corradum, Gualterium et Octavianum suos filios heredes universales instituit, ponens dictus testator dictos suos filios et eorum bona omnia in manibus et in fortia et in protectione et defenctione dicti communis Firmi et sub dominatione et sub mandatis communis Firmi. Et dictos suos filios et heredes eorum et bona ipsorum apud ipsum commune civitatis firmi reccomandavit. Et hoc voluit esse suum ultimum testamentum et ultimam voluntatem, que si non valet iure testamenti saltim valeat iure codicillorum et cuiuslibet alterius ultime voluntatis, quam valere iuxit et apertius declaravit.

Actum fuit hoc apud locum fratrum Minorum de Roccha Bruna presentibus fratre Ugolino de Montebello, ministro fratrum minorum de Marchia, fratre Mattheo de Ariccio custode custodie Firmane, fratre Jacopo de Fallerone, fratre Guarnerio de Marano, fratre Agnello de Monte Sce Marie, fratre Unicantio de Firmo, fratre Ruffino de Camereno, fratre Petro de Cerreto, domino Homo de Fano et aliis testibus rogatis et vocatis.

Et ego Monaldus Cambii de Gualdo notarius et rogatus scribere scripsi et publicavi.

ITA     

Nel nome di Dio. Amen. Nell’anno del Signore 1281, nona indizione, il 22 novembre, al tempo di papa Martino IV. Il nobile signore Rinaldo di Brunforte, sano nella mente e nel corpo, non volendo morire intestato, ebbe cura di dettare questo testamento, senza scritti, per proclamazione.

In primo luogo a vantaggio della sua anima lascia 200 libbre volterrane e anconetane da distribuirsi in questo modo, cioè 20 soldi per ogni richiesta, inoltre 25 libbre al Monastero di Chiaravalle di Fiastra. Parimenti al Monastero di Santa Maria di Piobbico lascia 25 libbre. Al Monastero di Sant’Anastasio di Rocca Calvelli lascia 10 libbre. Al Monastero di Isola 15 libbre volterrane. Al convento dei frati minori di Fermo per la costruzione e i lavori della chiesa di detto convento, presso la cui chiesa di San Francesco di Fermo sceglie di essere sepolto, lascia 50 libbre volterrane e anconetane; 100 soldi al convento dei frati predicatori di Fermo per la costruzione o lavori della chiesa. Parimenti al convento degli Agostiniani di Fermo 15 soldi per la costruzione o per i lavori della chiesa. Inoltre lascia, a beneficio della sua anima, per lo stesso diritto, 20 soldi per tutte le chiese della sua terra. Lascia 15 soldi alla chiesa di San Costanzo di Poggio per il medesimo diritto. Lascia, a beneficio della propria anima, 100 soldi al Monastero delle monache di Gualdo. Parimenti lascia 25 libbre al convento dei frati minori di Roccabruna per lo stesso diritto e ordina e vuole che i suoi uomini e i sottoscritti figli siano tenuti e obbligati in ogni tempo a mantenere questo convento in buono stato e a fornire ai frati il denaro e gli indumenti così come più ampiamente contemplato nel testamento di Fildesmido da Mogliano suo avo. Lascia inoltre 3 libbre volterrane al convento delle monache di Santa Maria delle Vergini di Fermo per la costruzione della chiesa di detto convento, 3 libbre al monastero delle monache di San Giovanni di Montolmo per la costruzione della chiesa. Lascia inoltre 15 soldi a ciascuna delle figlie di Tebaldo di Gentile che si votino a Dio. Lascia 15 soldi al monastero di San Venanzio di Fermo per la costruzione della chiesa. Lascia 15 soldi a Giovanna, badessa del monastero di San Michele di Penna, 3 libbre ai frati di San Silvestro di Cingoli, 100 soldi al monastero di Santa Caterina di Cingoli, 100 soldi al convento dei frati minori di San Ginesio per la costruzione della chiesa, al convento delle monache di San Giovanni di san Ginesio 3 libbre. Parimenti ad Alluminata di Todino 15 soldi. Inoltre lascia 20 soldi a ciascun convento dei frati minori della custodia di Fermo per le loro necessità. Per tutte le cose restanti e per i legati soprascritti dispone, costituisce e ordina donna Forasteria sua moglie e Corrado suo figlio come suoi fedecommissari, ai quali conferisce la facoltà ed il potere di soddisfare e attribuire ogni singolo lascito e legato [traendolo] dai frutti, dai redditi e dai diritti del castello di Roccacolonnalta e delle sue pertinenze. E se questo frutto e reddito non saranno sufficienti a soddisfarli o in qualunque modo si frappongano ostacoli, così che non possano essere eseguiti, ordina e vuole che siano soddisfatti e adempiuti [traendoli] da altri suoi beni mobili e immobili, diritti o azioni, per mano dei suoi nominati fedecommissari ai quali concede facoltà e potere di vendere, alienare, impegnare e soddisfare i predetti legati con il consiglio e il consenso di suo figlio frate Ugolino.
Inoltre ordina di restituire 10 libbre volterrane a taluni di Sant’Elpidio a Mare per due somari e se quelle persone non venissero trovate ordina di distribuirle tra i poveri di detto castello a beneficio dell’anima di coloro cui appartenevano i somari. Lascia alla chiesa di San Giovanni di Petriolo 100 soldi come risarcimento per un bue. Inoltre, per delle cose portate via quando si trovò nella terra di Sant’Angelo agli Ascarani lascia 30 libbre volterrane, e se non si trovassero quelle persone a cui deve esser fatta la restituzione, ai frati minori. Al monastero di Volubrio per la costruzione della chiesa lascia 100 soldi. Inoltre lascia 25 libbre volterrane, a titolo di legato, a Matteo di Berardo di Ripatransone. 
Parimenti ordina e vuole che i suoi eredi rispettino il dono e la concessione fatta ai due monasteri di Gualdo e allo stesso monastero dei beni e dei possessi che ora hanno e posseggono, che non lo molestino ma che siano tenuti a difendere detto monastero e i suoi beni contro chiunque.
Ordina e vuole che i suoi eredi e fedecommissari siano obbligati e debbano dare esecuzione in ragione del loro ruolo sia al testamento di Fildesmido suo avo che a quello di Corrado di Sterleto.
Inoltre ordina e volle che i suoi eredi siano obbligati e debbano nominare cavalieri Moncone del signor Guidone e Rodolfo di Migliore, se vorranno accettare l’onore della milizia, in caso contrario lascia a ciascuno a titolo di legato 50 libbre volterrane e anconetane.
Ordina e vuole che i suoi eredi siano tenuti a fornire a Thoma di Scallione i mezzi di sostentamento finchè sarà esule fuori del Regno. Lascia a Deuteaccomando di Scheggia 30 libbre volterrane a titolo di legato come restituzione di un cavallo che ebbe da lui presso Assisi. Lascia a Matteo di Osimo, Matteo di Pistoia e Juccha, suoi domestici, i mansi che attualmente hanno e tengono fino a che vorranno rimanere a servizio dei suoi figli e dei suoi eredi. Inoltre ordina e vuole che i suoi eredi siano tenuti ed obbligati a provvedere ai suoi domestici con la quantità di denaro che riterranno opportuna, nonostante il lascito a loro fatto nel testamento redatto per mano del notaio Gentile Scoto di San Costanzo che da questo momento revoca.
Lascia 10 libbre a Bonaventura abate di Gualdo a titolo di legato e ordina che a lui venga pagato per intero ciò che gli è dovuto. A Bonaventura di Porta lascia a titolo di legato un manso a Gualdo o a Castel Leone se vorrà rimanere a servizio dei suoi figli.
Ordina e vuole che i suoi eredi siano tenuti a pagare ciò che lui stesso doveva a Berardo Guidolini per la dote di sua moglie Benvenuta. Ordina, vuole e comanda che i suoi eredi siano obbligati a dare, diano e assegnino a Domenico Berardi figlio del fu Giovanni di Sant’Angelo un buon manso così che possa comodamente sostentarsi e vivere con un cavallo. Lascia allo stesso Domenico vitto e abiti nella sua casa con i suoi eredi per tutto il tempo che con gli stessi vorrà rimanere. Lascia, a titolo di legato, a Marinello di Sant’Angelo, medico, vitto e abiti a vita nella sua casa con i suoi figli. Lascia a beneficio della sua anima 6 libre volterrane e anconetane a frate Giuseppe di Sant’Angelo.
Inoltre lascia a donna Forasteria sua moglie, a titolo di legato, 250 once d’oro che riconosce di aver integralmente percepito come sua dote e in più rispetto alla detta dote, le lascia a titolo di legato 1000 libbre volterrane; per le cui somme lascia alla medesima Forasteria tutti i beni, i diritti e le azioni a lui spettanti o ad altri per suo conto nel castello di Monte San Martino, Colle Merulo e Sant’Angelo in Pontano e nei suoi territori. Dispone che la stessa Forasteria sia padrona e usufruttuaria della sua casa insieme ai suoi figli; e che i suoi eredi e figli siano tenuti e debbano alla nominata donna, per tutta la vita, il necessario sostentamento, la considerino come signora e madre e che non le facciano mancare mai nulla.
Ordina che a Francesca sua figlia sia pagata l’intera somma che è tenuto a dare come residuo della sua dote e lascia, a titolo di legato, 100 libbre volterrane dei suoi beni. Con queste 100 libbre e nella dote che a lei diede in occasione delle nozze con Rinalduccio di Monteverde suo marito, istituisce la stessa Francesca sua erede così che sia soddisfatta per la quota legittima di eredità dei suoi beni. E ciò dispone come sua istituzione.
Parimenti lascia a Margherita sua figlia 100 libbre volterrane e anconetane, con la cui somma insieme alla dote che a lei fu data in occasione del matrimonio con Rinaldo di Falerone, suo marito, la istituisce sua erede così che sia soddisfatta con questi beni per la sua parte di legittima e di eredità. E ciò valga come istituzione di erede. In più desidera e dispone che le dette figlie, cioè Francesca e Margherita possano e debbano avere azione di regresso sui suoi beni per il loro sostentamento ove sopravvenga una loro necessità e a loro non bastino i propri beni.
Lascia a frate Ugolino suo figlio 100 libbre volterrane e anconetane per l’acquisto dei libri e 4 libbre all’anno per le sue tuniche e con ciò lo istituisce suo erede.
Ordina e vuole che venga integralmente restituito tutto ciò che sarà stato speso e destinato allacomune utilità della sua casa, delle doti di Agnese moglie di Gualtiero suo figlio e di Altegrima moglie di Rinalduccio suo figlio. E ciò sia fatto pacificamente (stragiudizialmente) senza clamore e nella forma di un giudizio nel modo in cui sarà stabilito e anche giudicato per mezzo dei suoi fedecommissari.
Inoltre dispone e desidera che siano pienamente soddisfatti e risarciti tutti coloro verso cui egli si sia reso debitore per qualche caso o in qualche modo o cagionando loro danni o per perdite ricevute da questi a causa sua o per altra circostanza a sé riferibile, in primo luogo alle sue chiese e altri cioè monasteri, suoi vassalli, città, comunanze e ogni altra persona e luogo, traendolo dai suoi beni per mano dei suoi fedecommissari come già detto, con il parere ed il consenso di frate Ugolino suo figlio predetto; ai quali conferisce facoltà e potere di vendere, alienare e distribuire sui detti e diritti di cui sopra e sugli altri suoi beni fino ad adeguata soddisfazione; e di soddisfare e dare esecuzione a tutti i predetti singoli lasciti e legati come a loro sembrerà opportuno. Se però i detti suoi fedecommissari non daranno esecuzione ai predetti legati e lasciti di comune accordo, potrà farlo ciascuno di loro singolarmente. Ai quali o a chi sin da ora conferisce facoltà e piena autorità di prendere possesso di detti beni, di prenderne il raccolto ed il reddito, di vendere, alienare e distribuire come sopra indicato in ciascuno dei precedenti capitoli. 
E se qualcuno dei suoi eredi si oppone o ostacola questi detti suoi fedecommissari in modo che non possano dare esecuzione alle predette cose di cui sono incaricati, lo stesso sin da ora come ingrato viene privato della sua eredità. E vuole che la sua eredità giunga ad un altro o altri eredi che vogliano eseguire e rendere effettivi i predetti lasciti e legati. E qualora i detti fedecommissari, anche per negligenza, non diano esecuzione alle cose predette, il guardiano del convento dei frati minori di Fermo ed il custode della custodia fermana abbiano la piena facoltà di privare i detti fedecommissari come negligenti e di sostituirli con altri fedecommissari; i quali abbiano stessa facoltà, forza e potere per eseguire quanto già detto rispetto a quanto riconosciuto ai detti fedecommissari nei singoli articoli di cui sopra.
Inoltre ordina e vuole che venga data piena e totale soddisfazione a Nicoletto di Giberto di Fermo di ogni cosa a lui dovuta per suo conto quanto anche per conto di Monaldo di Angelerio. Ordina che venga data piena soddisfazione di ogni cosa di cui è debitore ai figli di Saladino di Palmerio e ai figli di Angeluccio di Sant’Angelo e alla figlia di Gentile di Montefortino, moglie di Albertuccio di Montepassillo, e agli eredi di Benvenuto Imbosi di Firenze.
Inoltre di tutti gli altri miei beni nelle Marche e nelle montagne, mobili e immobili, diritti e azioni e ovunque posti istituisce eredi universali il comune della città di Fermo e Rinalduccio, Corrado, Gualtiero e Ottaviano suoi figli, ponendo detto testatore i detti suoi figli e tutti i loro beni nelle mani, nella forza, sotto la protezione e difesa di detto comune di Fermo e sotto il suo dominio e la sua soggezione. E raccomanda detti suoi figli e i loro eredi e i loro beni presso lo stesso comune della città di Fermo.
E questo vuole sia il suo ultimo testamento e la sua ultima volontà, che se non valesse quale testamento, valga a titolo dei codicilli e di qualsiasi altro atto di ultima volontà; così disse e dichiarò chiaramente.
Fatto presso il convento dei Frati Minori di Roccabruna alla presenza di frate Ugolino da Montebello, ministro dei frati minori delle Marche, frate Matteo di Ariccia custode della custodia fermana, frate Jacopo da Falerone, frate Guarniero da Marano, frate Agnello da Monte Santa Maria, frate Unicantio da Fermo, frate Ruffino da Camerino, frate Pietro da Cerreto, Homo da Fano e altri testimoni rogati e chiamati.
Ed io Monaldo Cambii di Gualdo notaio e incaricato di scrivere, scrissi e pubblicai.

 

EN      

Roccabruna (Sarnano), convent of Friars Minor, November 22, 1281.

Raynald of Brunforte dictates his will, leaving donations to the main churches of the area, distributing his inheritance between the members of his family and establishing the comune of Fermo and his sons Rinalduccio, Corrado, Gualtiero and Ottaviano as his universal heirs.

(Summary)

For the sake of his soul, he leaves bequests to the monasteries of Chiaravalle di Fiastra, Santa Maria di Piobbico, Rocca Calvelli and Isola.
He leaves 50 libbre volterrane to the convent of the Friars Minor of Fermo for the construction of the church of said convent, where he chooses to be buried.
Likewise, he leaves 25 libbre to the convent of the Friars Minor of Roccabruna, and orders that his men and his sons are required to maintain this convent in good condition at all times, and to provide the friars with money and clothing as more widely contemplated in the will of Fildesmido of Mogliano, his ancestor.
He leaves bequests to the Augustinian convent of Fermo, and to all the churches on its lands: the church of San Costanzo in Poggio, the Monastery of the nuns in Gualdo, those of Santa Maria delle Vergini in Fermo and of San Giovanni in Montolmo; to each of the daughters of Tebaldo di Gentile who will vow herself to God, to the monastery of San Venanzio in Fermo and to the abbess of San Michele in Penna; to the friars of San Silvestro and the nuns of Santa Caterina in Cingoli, the Friars Minor and the nuns of San Ginesio.
He also leaves 20 soldi to all the monasteries of the friars minor of the custodia of Fermo. He orders that all these legacies be carried out by his wife Forasteria and his son Corrado, whom are appointed his trustees, using the income from the castrum of Roccacolonnalta, and the rest of his property if necessary, upn approval by his son, Brother Ugolino.
He orders that goods be returned to people of Sant’Elpidio, to the church of San Giovanni in Petriolo, to the Ascarani, to Deuteaccomando di Scheggia in reparation for the wrongs he suffered. To Thoma di Scallione, Matteo di Osimo, Matteo di Pistoia and Jucca, his men and his servants, to onaventura di Porta, Domenico Berardi, he leaves means of subsistence for the future and the mansi they already occupy. He orders that his debts be paid to Berardi Guidolini and to Bonaventura, abbot of Gualdo.
He orders that his heirs execute all that is written in the will of Fildesmido of Mogliano, his ancestor, and in that of Corrado di Sterleto.
He also leaves to Forasteria his wife, in form of bequest, 250 ounces of gold which she had received as her dowry and, in addition, 1000 libbre volterrane in the form of all the assets and rights over Monte S. Martino, Colle Merulo and Sant’Angelo in Pontano. He arranges that she be the owner and tenant of the house together with her children and that her heirs are required to provide her with the necessary support for her whole life, and to consider her as mistress and mother, and to make sure she never lacks anything.
He leaves bequests to his daughters Francesca and Margherita, as residues of the dowry already paid for their marriage respectively to Rinalduccio da Monteverde and Raynald of Falerone. He also arranges that both have the permission to receive more, should the need arise.
Furthermore, he orders that compensations be made for all those to whom he has made himself a debtor in any way, or to whom he might have caused damage or losses, above all to his churches or monasteries, to his vassals, cities, communities, people, on behalf of his aforementioned trustees and drawing the funds from his assets with the consent of Brother Ugolino. If any of his trustee fails to carry out the provisions, his ingratitude will cause them to lose their share of inheritance. And in the event that his trustees fail to carry out his will, even for negligence alone, the guardian of the convent of the Friars Minor of Fermo and the custodian of the Custodia Fermana will have permission to replace them.
In particular, he wants Nicoletto di Giberto to be compensated also on behalf of Monaldi di Angelerio, the sons of Saladino di Palmerio and Angeluccio di Sant’Angelo, the daughter of Gentile di Montefortino and the heirs of Benvenuto Imbosi of Florence.
He appoints the Comune of the city of Fermo and Rinalduccio, Corrado, Gualtiero and Ottaviano his sons universal heirs, placing his own sons and all their assets in the hands and under the protection of Fermo, its dominion and subjection.
Done at the convent of the minor friars of Roccabruna in the presence of Brother Ugolino of Montebello, minister of the friars minor of Le Marche, Brother Matteo from Ariccia, Custodian of the Custodia fermana, Brother Jacopo from Falerone, Brother Guarniero from Marano, Brother Agnello from Monte Santa Maria, Brother Unicantio from Fermo, Brother Ruffino from Camerino, Brother Pietro from Cerreto, Homo from Fano and other witnesses.
And I, Monaldo Cambi from Gualdo, notary in charge of writing, wrote and published.

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